Ieri sera ascoltavo alla radio Vittorio Sgarbi che, con una certa schietta protervia intellettuale da seduttore, si vantava di aver sottostimato in varie interviste il totale complessivo delle sue amanti. Il discorso verteva sull’impareggiabile Warren Beatty che, a quanto pare, ne ha contate 14.000 seguito in Europa solo da Simenon, impareggiabile giallista e a quanto pare indefesso scopatore. Ora, ritornando a noi, Sgarbi rifiutava l’etichetta di sex-addicted o pentito, cosa che approvo assolutamente ma rivendicava il diritto alla ricarica esistenziale attraverso il sesso. Ora io pensavo, senza aver nulla da ridire contro Sgarbi (o meglio nulla che a voi voglio raccontare, trattandosi di ilari leggende metropolitane veterofemministe), ma tu Vittorio che ti vanti di averne avuto ben oltre 2000 mila, boh, non ti senti un po’ in imbarazzo. Non è solo la solita questioncella maschio- femmina, però pensavo ad una cosa, dal basso della mia esperienza, la mia esperienza sottolineo non irrilevante per essere quella di una ragazza/donna più o meno borghesuccia pensavo ma non ti scoccia mai di aver ricaricato il tuo giorno, i tuoi giorni, (resto nella tua metafora sesso come messa in carica di un telefonino, proprio così) in corpi che ti hanno presto dimenticato, corpi per i quali il tuo passaggio è stato assolutamente irrilevante?
Due parole, solo due su quello che sento in questi giorni .Non ti amo più, ma ho paura di dirtelo. No, niente di strano. Non ho paura di ferirti, anzi non me ne fotte niente di questo. Tu me ne hai fatte di peggio. Ho altri problemi.Ho paura di sentirmi travolta da un sentimento di perdita e scoprire solo in quel momento, irrimediabilmente di amarti. Ecco, allora, solo allora sarebbe dura. Per questo, come al solito, mi chiudo in questa bolla di sospensione. Lo so, può durare un giorno o una vita intera, quella che mi resta.