Archivio mensile:agosto 2007

La derattizzazione dei clochard

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Certo è che i processi immedesimativi hanno qualcosa di assolutamente inconscio e irrazionale. A me ad esempio non capita poi così spesso di immaginarmi in un altro, forse perché coltivo l’illusione dell’unicità. Non spesso, ma qualche volta capita anche a me. E questo accade soprattutto con i barboni, i clochard, che in francese non si sa perché suona più dolce. Mi succede dai tempi della scuola, del liceo, forse perché passando quotidianamente per la scalinata di Trinità de’ Monti, i barboni erano l’unica cosa di più simile a un brandello di umanità accettabile che riuscivo a vedere. Da quel tempo antico (sono già passati 20 anni) ho sempre coltivato questa empatica immedesimazione con questi naufraghi di terra, questi nomadi sedentari, rivoluzionari senza rivoluzione. Sarà per questo che veramente trovo inaccettabile la sortita del sindaco di Argenteuil e non solo per il semplice slogan socialista “scandalosa caccia al povero” , o perché ho pena di queste persone, ma per il sostanziale misconoscimento di una umanità assolutamente alternativa, poetica, intransitiva e misteriosa, un’umanità che non serve solo da specchio alle nostre personali fobie ma che ci apre ad una dimensione dell’esistenza diversa, alternativa. E se veramente il nostro quotidiano metropolitano non è che il restringimento praticabile di un punto di vista, i clochard ancora oggi mi regalano una dimensione differente della città e dei suoi ritmi, delle priorità e delle necessità del vivere.

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Riprendiamoci la notte

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Forse non sono stata abbastanza chiara in questi ultimi post, forse non si è capito bene quale sia il sentimento popolare ( mi perdonerà Battiato) delle donne in merito alla legge 174/98 sull’interruzione della gravidanza, che qui vale bene linkare in tutta la sua trasparenza legislativa.
Se non lo sono stata varrà anche la pena rispolverare qualche vecchio slogan femminista, anche fuori dal suo contesto originario, perché riprendiamoci la notte varrà bene anche nella sua tragica dimensione metaforica di morte. La donna è portatrice di vita, dunque, come suggerisce la legge, di una procreazione cosciente e responsabile e dove questi due requisiti indispensabili non sussistano è l’unica artefice del destino dell’embrione, della sua notte.

Questa enorme responsabilità della donna ha anche, sicuramente, una sua valenza comunitaria e sociale che tuttavia non può che esprimersi se non nel nel senso di una difesa, della costruzione di quelle condizioni di vita che possano aiutare le donne a liberarsi da una libertà così arcaicamente tragica come questa.

Venezia, una volta nella vita

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Beh le 5 cose che propone il Corriere mi sembrano eccessive da srotolare qui, così, su due piedi. Che poi odio quando ti chiedono cose tipo dai dimmi i cinque film più belli, le frasi di libri che più ti hanno colpito, le tre ragioni per vivere e cosi via. Perché io veramente non credo che una possa vivere sempre con una sceneggiatura sotto l’impermeabile; e pertanto non credo si possa sempre dire o scrivere o parlare di qualcosa di pregnante, senza stare lì a pensarci, non dico qualche giorno, ma almeno qualche ora. Per questo ho sempre etichettato come “sperti” e di mestiere quelli che azzeccano sempre la frase giusta al momento giusto.
Comunque, ecco, come al solito mi distraggo; quale era il punto? A sì dimenticavo: una cosa da fare nella vita.
Premetto che la cosa che voglio fare, per quanto mi riguarda, capita il 99% delle volte in un momento in cui non la posso fare.
Così quella di cui voglio parlarvi oggi: cioè andare a fare l’accreditata al Festival del Cinema di Venezia. Ovviamente questa è una cosa che ho sognato di fare per anni, quando lavoravo in un quotidiano, ovviamente l’unico posto dove sono riuscita ad arrivare con un quotidiano è stato Giffoni Vallepiana e Sorrento. E però poi nella vita capitano delle strane situazioni, che sono coincidenze e così per un periodo ho collaborato con una rivista di cinema americana che guarda caso mi voleva spedire a Venezia proprio all’ottavo mese di gravidanza. Che questo non sia realizzato è storia e che non si realizzi neanche quest’anno invece potrei dire che è sfiga, come al solito.