Archivio mensile:settembre 2007

E’ passato un anno (III parte)

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Una vita a chiedermi se era il caso o no di farla quest’esperienza estrema di droga. Eroina- morfina sono sinonimi, tutto oppio. E invece ecco proprio nel giorno in cui tutto mi passa per la testa, mi dovevo mettere a pensare proprio a questa storia. Però dolce, tutto scorre. Anche io. Anche questa stanza, anche il pensiero che finalmente ho fatto qualcosa per cui sia valsa la pena vivere. Sofia è la cosa migliore che tu abbia mia fatto, mi ha detto mia madre poi. Mia Madre ci va sempre pesante, ma azzecca bene le cattiverie. Adesso eccomi via, tutta pulita, anche quest’ultima cosa è fatta. Sono in una saletta buia. Sono immobile come un vino in una piccola botte di rovere. In barrique. Finalmente arrivano i miei. Il primo, mio marito. Dove Sofia l’hai vista? L’abbiamo vista tutti. Tua madre l’ha riconosciuta tra tutti i bimbi. Ma come non mi somiglia pe niente. Forse non è così. A me non me ne frega niente. Ho gridato dov‘è mia moglie, fatemi vedere mia moglie. Ottimo, così mi piace, per sempre il miglior film della mia vita. Cavolo, ma il piede non riesco a muoverlo. E neanche la gamba. Oddio, rimarrò paralizzata per sempre. Dicono che può succedere. Oddio almeno le mani continueranno a funzionare. E anche la bocca. Questo magari è un problema. No, no un piccolo sforzo dai, ecco ricomincio a muovermi. Sono già passate più di 2 ore. Finalmente mi riportano in stanza. Oddio finalmente. Qua c’è un bordello di gente. Sono aumentati i parenti. Così mi sembra. Mannaggia a me che ho invitato il mondo per questo parto. Mancavano solo le telecamere di “Sala Parto”, la mia trasmmisione preferita durante il periodo della gravidanza. Oddio sarò un cesso. I capelli sono diventati di stoppa. A finalmente arriva Sofia. TU. Ti portano in una gabbietta di acciaio. Se questa poi è una culla. Fatevi da parte. Non l’assediate. Poverina sai che paura. Peggio di sua madre. Ecco sei addosso. Questo è paradiso. Sofia, facciamo paradiso. Si muove. Apre la bocca come una pesciolina, guarda cerca da sola la mammella. La trova. Brava. Mamma non ce la può fare. ‘Sta cazzata del cesareo. Si concentra e da sola, subito, comincia la suzione. Altro che sesso.

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E’ passato un anno (II parte)

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Dunque dove ero rimasta? A sì l’anestesia. Almeno centocinquanta buchi.

No, ma se Lei è così tesa, ma scusi come vuole che mi rilassi con quest’ago puntato addosso. Affanno. Non riesco a respirare. Si calmi. Voglio la morfina. Ok ce l’abbiamo fatta. Cavolo ma quanto sudo, che schifo. Ecco, finalmente non sento più niente. Arriva lo stronzo con l’equipe. Bisturi e lui taglia, e vedo tutto perché, cavolo,  da questo affare delle luci qua sopra, io vedo tutto, anche se mi hanno messo questo lenzuolo verde davanti. Oddio che schifo. Meglio chiudere gli occhi. Succede tutto in un attimo. Nove mesi in meno di sessanta secondi. Nove mesi e una vita intera da donna a pensarci e un attimo per espellerti. Sento come se una ventosa si stesse succhiando le viscere. Ok è fuori. TU. Sofia. Non la sento. Vabbè solita paranoia, da copione. Adesso una confessione: quasi non ho il coraggio di dirlo, ma vederla inondata di sangue e liquidame vario è orribile. Nei film non è mai così.   Durante la gravidanza tutti a cercare di convincermi che non sarebbe stato brutto. Sì per voi. Per fortuna l’hanno capito qui. Me la portano dentro una coperta. Non mi somiglia per niente. Vabbè ma ha tutto vero? Mani, piedi, dita, insomma tutto regolare. Già è tanto. E poi meglio se non assomiglia troppo alla madre. Meglio, molto meglio. Oh già me la portate via? Ecco adesso lo Stronzo ricomincia. Mamma mia e che ci sta qua dentro? Cosa mi scusi Dottore? Ti do del Lei. Meglio stabilire una distanza con uno che mi potrebbe uccidere su un lettino operatorio. No, togliamo solo questa ciste e quest’altra cosa, un fibroma. Ecco sto sbiancando. Ma i miei si accorgeranno che sono ancora qua dentro ? Li ho salutati?. E se non esco più come me la cresceranno la mia bimba?

Arriva di nuovo l’anestesista. Finalmente la morfina.

La morfina.

E’ passato un anno (I parte)

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Eccomi qui, dopo una notte passata in bianco. Gesù quanto odio gli ospedali. E poi questa estranea che mi dorme vicino. Sono figlia unica. Non ho mai diviso la camera con nessuno. Cavolo, il monitoraggio non credevo durasse così tanto, e poi mi dovevano mettere proprio vicino alla sala parto, con quella che gridava come un pazza. E IO che avrei fatto al posto suo? Magari come mia cugina ad imprecare contro il suo uomo. Probabile, o forse no, solo paura. Quella stessa paura che mi ha fatto scegliere il cesareo. E si, hai voglia di raccontare che non volevo rischiare per la bambina, strizza, si chiama strizza. E adesso. Cos‘è quella storia della rasatura a secco? Cavolo mi faranno male. Forse aveva ragione Barbara…mi dovevo depilare prima di venire in ospedale. Depilare a troia. Mi sembrava così assurdo. Che palle, sono talmente goffa con questo peso che non riesco neanche a muovermi bene letto. Venti chili, un armadio a due ante, con cassettiera.  E la mia famiglia? Mi hanno lasciato qui da sola in ospedale. E’ vero ho detto  “andate non fa niente”, sto benissimo. Ma si sa, dico un sacco di cazzate, io. E lei come starà? Oggi non si fa sentire, deve avere intuito che sta per succedere qualcosa. Ecco arrivano, ma che palle, quanti sono, sono troppi: Massimo, mamma, papà che si è fermato giù con Mimma. Papà, si doveva ricoverare anche lui, oggi. Ma abbiamo insistito con i medici e alla fine ce l’abbiamo fatta. E’ la sua prima nipote, l’unica nipote che vedrà. C’è anche Eli, menomale adesso risolve tutto lei. Eli, che faccio? Cavolo è tardi, ma non era un amico di un amico il primario? Già mezzogiorno, sono arrivate le zie Romanord di mio marito. Ferme in corridoio per non disturbare. Sembrano delle statue. Esco, faccio una passeggiata. Laura adesso che ti vedo bene, non sei così ingrassata, da dietro stai benissimo. Ma che cazzo dicono?
Ecco, ci siamo: Sofia preparati, stanno arrivando. Cavolo ma devo arrivarci stesa in sala? Mi muovo benissimo.  Massi accompagnami, mi sento più sicura. No, non ti fanno oltrepassare questa porta. Chiusa. Sbattuta sul lettino in un angolo di un corridoio. Oh, ma non viene nessuno?
Chi è questa. Ma che siringona…non è solo la prova allergica, e poi non so che altro, ancora prelievi così che manco se avessi frequentato Dracula per qualche mese, mi sarei ritrovata ad aver donato tanto sangue come in questa gravidanza. Ecco entro in sala operatoria. Il ginecologo: lo stronzo mi sta prendendo per il culo. Solo io mi potevo scegliere un medico che è la controfigura in formato gigante di House. Mani giganti, manone, la signora ha voluto fare il cesareo…ec
chepalle sì ok? fanculo il parto naturale, la figa è mia e me la gestisco io.
Arriva la droga. Cavolo e quell’ago deve finire proprio nella mia schiena?