Archivio mensile:febbraio 2009

Fiesta

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“Che vai a fare alle feste. Alle feste ci si va per trovare una fidanzata. Tu sei già fidanzato, mi pare no?”

Così, quasi ogni volta che ci incontrava, il padre di Paolo. Anche perché quasi ogni volta che lo incontravamo stavamo per andare a una festa o ancora Paolo ne aveva organizzata una a casa sua. Del resto casa di Paolo mi sembrava avesse una sua ragion d’essere solo per quello, non per dormire, mangiare, studiare (cose che fino ad allora mi sembravano prioritarie per una casa) ma per essere esibita nelle feste. Nelle feste quella casa tirava fuori il suo splendore settecentesco, innanzitutto si riscaldava- i termosifoni restavano chiusi quasi tutto l’anno a casa di Paolo per cui durante l’inverno gran parte delle stanze erano praticabili solo nel calore umano delle feste – si aprivano i saloni, così uno nell’altro, prendevano luce quelle preziose tappezzerie e anche i rossi più cupi o i quadri più tetri diventavano d’un tratto luminosissimi. Tutto l’enorme quadrato di stanze cominciava a ruotare intorno a quel terrazzo centrale, interno, tutto si muoveva intorno ai corridoi. La musica si diffondeva con grazia e tutti gli ospiti sembravano leggeri nel passo.

E poi io e Paolo ci eravamo fidanzati ad una sua festa, una a cui ero andata anche controvoglia.
Io, come il padre di Paolo, le feste non le amavo poi tanto e dopo tre mesi passati a seguirlo nel turbinio borghese delle sue feste, già avevo perso per sempre tutto il mio bisogno di mondanità. Così quella sera, mentre restavamo seduti sul divano, finii tra le sue braccia, davanti a tutti, al centro del salone dorato, tra gli sguardi confusi dei suoi e dei miei amici che non avevano mai visto Paolo baciare una donna.

Paolo era speciale. Aveva una sua frivolezza intelligente, una spregiudicata intuitività felina e una naturale propensione alla bellezza. Mi stupiva sempre, come quella volta che mi regalò Borges l’ho visto a casa di Riccardo, lo volevo per me ma ho pensato di regartelo.
Avevo diciannove anni, in fondo, amarlo era la cosa più naturale che mi fosse capitata.

Da allora comunque divenni parte dell’arredo, il necessario fiorellino da appuntare sul vestito della sua originalità. Alle sue feste o a quelle degli altri, una media di tre feste alla settimana, cercavo di trovare un punto fermo, almeno uno, nel vorticoso susseguirsi di immagini da interno, di case, case, dalla Riviera a Posillipo, come se Napoli fosse solo lì, fosse solo quella nuvola leggera di openparty.

Ecco, adesso che ci ripenso, forse aveva ragione il padre di Paolo.
Dopo essermi fidanzata non avevo più bisogno delle feste e le feste non avevano più bisogno di me.

Fuoritema sulle feste: Tutto questo anche solo per dire che domani dovrei andare ad una festa e proprio non so cosa inventarmi per non andare.

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Miao

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“Ora se ti servisse una prova, ancora un’altra, di quanto gli uomini possano essere stupidi, ma veramente stupidi, sta ferma qui e guarda.
Scrive “Miao”
“Maddai, chi lo conosce questo, vedi non ti risponde”.

Due ore dopo.
Cavolo ho bevuto e mangiato troppo. No, non riesco proprio a dormire stanotte. Ho battiti irregolari e respiro male. Sudo. Mi devo alzare. Bevo.
Apro la posta: “Miao”