Archivio mensile:marzo 2009

Nostalgie

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La nostalgia è una gran brutta bestia. Colpisce le certezze adolescenziali del pensiero critico. Del tipo che l’altro giorno ho commentato un link ad una canzone degli Spandau e oggi mi sono dispiaciuta di rivedere El Charro, orrendo negozio di fibbie e stivali che raccoglieva il peggio del coattume romano in via Condotti, sperduto in una via S. Giacomo qualunque.

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E voi la definireste un cesso, una così?

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Era alta, magra, ma di struttura non esile.

Le anche erano larghe, le ossa sporgevano anche sotto i jeans, il culo imponente ma non tanto da fare provincia. Aveva della braccia magre e lunghe che evidenziava con grossi bracciali etnici.  Gesticolava spesso, quasi suo malgrado, come fanno le persone del Sud.  I capelli erano biondi, corti, svelti. Vestiva come una ragazza, ma con accenti di consapevole malizia. Era come se il suo modo di vestire denotasse una malinconia di felicità legata al passato. Aveva un collo lungo, seducente. Il viso era forse troppo allungato dalla magrezza, il volto segnato da rughe che adombravano gli occhi azzurri e sorridenti e labbra carnose.
Dall’accento aveva capito che era anche lei napoletana, ma la cosa non lo infastidiva, stranamente, perché, di solito, non amava incontrare altri napoletani, detestava quella complicità forzata tra sconosciuti che provenivano dalla sua stessa città, quella confidenza il più delle volte inopportuna. In lei, però, non leggeva in lei nulla di  familiare.