Archivio mensile:luglio 2010

Acqua e farina

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Le giornate di cattivo tempo al mare sono sempre da reinventare. Che si finisce a leggere, a riposare, impigrirsi, a giocare a dadi, carte, scrivere o – come capita sempre a me- a buttarsi in acqua mentre fuori piove.

Se fossi ancora col mio ex, pensavo, questa giornata avrebbe già i suoi sapori: di pasta fatta in casa e di sugo a lenta cottura.

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Domenica pomeriggio

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“Dobbiamo andare”. Sinceramente triste. Quella tristezza l’avrebbe provata ancora molte altre volte: la tristezza cronica del tardo pomeriggio domenicale, quando le coppie finivano la loro partita di pallacanestro o di tennis o di palla a volo o la loro nuotata, e la sera incombeva su di loro, una sera senza distrazioni, trascorsa tra lampade tremolanti e figli capricciosi e resti di pranzo e il giornale letto a metà, quasi un rimprovero, con le sue previsioni e le sue atrocità noiose, una sera in cui ciascun matrimonio si richiudeva su di loro come un fiore privato del sole una sera che s’affacciava come una finestra dai vetri sporchi sul lunedì e sulla lunga settimana durante la quale sarebbero tornai a recitare la loro parte da lavoratori, agenti di cambio, casalinghe, di adulti, insomma che non sono ospitati dal mondo bensì ospitano essi il mondo.

Coppie, John Updike