Carlo

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C’era una volta il mito della superiorità morale della sinistra. Che poi tanto mito non era. Metti ad esempio mio zio, Zio Carlo,  che nella tribù di mia madre, una tribù  numericamente cospicua (ben 13 fratelli), primo figlio sopravvissuto alla guerra, è  stato quello che ha preso il carico di vegliare sulle sorelle, su sua madre e sulla sua famiglia. Su mamma, in particolare. Mio nonno che era ferroviere era morto presto e così mia madre, ultima figlia, è vissuta nel solco affettivo, culturale e per certi versi caratteriale di mio zio, principalmente. Mio Zio la vestiva,  le ha fatto fare le vacanze, mantenuto in parte, e l’ha fatta sposare  (così si diceva un tempo, anche a dire il vero nel caso di mia madre è stato un matrimonio lampo, nonostante le premesse, ossia il corredo, l’abito e la festa, un matrimonio che è durato meno di cinque anni perché poi è arrivato mio padre). Mio Zio è stato un uomo studioso, un sindacalista duro e un uomo attento e riflessivo. Ha pagato in vari modi la sua militanza, negli anni cinquanta fu spedito in un paese della Sicilia, Patti, un paese per noi mitologico i cui racconti hanno attraversato gli anni e diventati parte di una narrazione familiare. Ricordo cose assai divertenti quando ero già una ragazza, una in particolare: mio zio che si era sentito perseguitato per le sue idee politiche era convinto di far parte di una lista di proscrizione che avrebbe danneggiato la carriera dei suoi figli, di suo figlio Attilio, in particolare, che per qualche anno tentò di entrare in Rai come operatore cinematografico. Cose che a dirle così sembrano ridicole, ma che non tanto lo furono in quegli anni in cui essere comunista significava mettersi dalla parte opposta del potere.  A volte credo che mio zio sia uno di quegli uomini (che sono tanti, con vite sempre silenziose) che hanno costituito il nerbo (nel senso stretto di vitalità) sociale e civile dell’Italia dell’ultimo cinquantennio del secolo trascorso. Quel ceto medio, piccolo borghese, criticabile sì, ma che ha fatto avanzare e di molto la cultura media dell’Italia, dell’Italia meridionale poi.

Sono giorni difficili per noi. Gli siamo tutti vicini.

Ti vogliamo bene e ti stimiamo molto, Carlo, il migliore tra di noi.

 

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