E risalendo dentro se stessi alla sorgente del respirare

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Beh, innanzitutto mi sono regalata un altro giorno di lavoro. La memoria selettiva aveva deciso che avrei smesso ieri e invece il mio ultimo giorno di lavoro prima di natale è questo.  E così ho messo i sacchi di sabbia vicino alla finestra come cantava Dalla al suo amico e questo giorno di lavoro lo vivo così, mi proteggo dalle schegge impazzite di Natale, dalle spese che non voglio più affrontare, dai primadonnismi di mia madre, dal bisogno impellente di masticare esperienze di mia figlia, dal bacio che non darò in questi giorni, dalla riforma, dagli studenti, dai negozi e le grasse file di questa capitale investita dalla contraddizione di questo tempo, dalla casa da sistemare.

Avrei voglia di capire cosa c’è da salvare di questo periodo così pieno e mi viene in mente solo un certo orgoglio per la mia indipendenza e autonomia di pensiero da tutto e da tutti, quello stare dentro e fuori che è la cosa che più amo della mia personalità1 così complicata e della mia vita così precaria, a volte.

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Una risposta »

  1. Se i sacchi di sabbia servono a proteggerti da ciò che c'è fuori, ne intravedo l'utilità.
    Per quanto traspare sul dentro, c'è da augurarsi che si spalanchino le finestre e che ti metta a cantare.

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