La mia rottura con Freud è avvenuta sulla questione dell’invidia del pene, lui credeva che fosse limitata alle donne

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Appartengo a quella gente che prova invidia, invidia per la stupidità altrui. Invidia per i vincitori in un  sistema che premia quasi esclusivamente la mediocrità o l’intelligenza travestita da furbizia. Invidia per quelli che vendono le loro emozioni, la loro vita,  per la speranza rinchiusa in un pacco in una puntata televisiva di “Affari tuoi”. Invidia per quelli che canteranno l’inno di Berlusconi. Che ce ne vuole  di stupidità per credere ancora alle parole di quel satiro. Ascolto i dati sulla paralisi sociale in cui è sprofondata l’Italia, quella che sì è anticamera della crisi e riesco solo a pensare a questa cosa: via, restituiteci la libertà. Libertà da questa schiavitù dei consumi, da queste vite omologate, da questa tetra e meschina borghesia. Non invoco paradisi artificiali di bucolici campagnolismi, ma la semplicità di un’esistenza non più sottomessa alla pressione di bisogni fittizi. E’ solo con questa rivoluzione, quella dell’essere per dirla filosoficamente, che riusciremo forse a sovvertire  l’ordine delle invidie.

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