Archivio mensile:marzo 2012

Previsioni del we

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Qui c’è il sole e, per carità, non ci sarebbe nulla da lamentarsi in effetti, ma con le belle giornate funziona come per tutto, alla fine, credo si diventi sempre più esigenti e anche quell’umido lieve, come quello che appanna leggermente questa lunga mattina romana, può diventare un ostacolo, o comunque renderci indifferenti, assenti. E poi io sto qui, confinata negli studi con una traduzione da finire entro ieri e un tramezzino tonno e carciofini.  Il venerdì è terribile, forse anche per questo mi sono inventata i programmi per il we, per scavalcare le rotture di cazzo del pomeriggio e proiettarmi già nel sabato. Sabato che vorrei trascorrere al mare con Sofia, al mare deimieignocchettipreferiti, in anticipo sulla bella stagione. Cavolo, quanto mi piace andare al mare quando ancora non sai se puoi metterti il costume, quando è azzardo anche solo il pensiero di allontanarsi dalla routine di città.  E poi ci sarebbe anche quel po’ di jogging del we che non so cosa davvero stia producendo a livello fisico, ma certamente mi ha messo in stato di tregua con la mia paura di invecchiare. Infine tutto scorre, e i giorni prima delle feste corrono- restando in tema-  di solito più veloci di tutti gli altri.

Manco a dirlo io aspetto- come sempre-  la pastiera.

La peste

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Alla fine di tutto, sarò pure una grande utopista, ma credo che l’unico modo per farcela,  l’unico balzo possibile, sia un sistema cooperativo che parta dal basso e che coinvolga tutti, in cui tutti possano sentirsi partecipi e responsabili.  Recuperare lo spirito della ricostruzione, sulle macerie di questo finanzismo non liberismo, finanzismo folle.  Ripartire davvero tutti insieme, e rimboccandosi le mani, non per farsi fotografare su un manifesto elettorale.  Un sistema che non funziona si cambia, non si chiedono sacrifici umani per arginare una peste economica.

E magari sto sbagliando pure. Ma vedere persone morire così, ecco esser complici con la propria indifferenza di questa decimazione ingiustificata di forza lavoro, mi sembra incredibilmente colpevole.

Ci si stanca della pietà, quando la pietà è inutile (A. Camus)