Piccola contabilità festivaliera

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Delle polemiche postfestivaliere me ne sbatto allegramente. Allegramente si fa per dire, perché mi avvilisce un po’ il misero provicialismo del dibattito culturale e artistico in Italia (ma quanto è internazionale Bellocchio? Ma Garrone avrà votato italiano?). Invece mi piace fare questi piccoli esercizi di contabilità archivistica: facciamo 5 o 6 sezioni, mi scoccio anche di controllare, lasciamo che di queste cose se ne occupino quelli pagati per fare questo lavoro. Comunque diciamo 10 film per sezione. Totale di film proiettati un centinaio su cinque o dieci sezioni, in dieci anni saranno circa mille, una quantità incredibile di pellicola. Quanti film vedremo? Pochissimi. Che possibilità abbiamo di fare delle ricerche su quello che in dieci, venti o trent’anni è passato per Venezia. Nessuna. E se ci fossero dei film stupendi, dei soggetti meravigliosi di autori che non conosciamo e di cui non sapremo mai nulla?

Un Festival deve essere anche archivio storico. Degli undici mesi di preparazione di un Festival come quello di Venezia almeno sei dovrebbero contemplare un’attività archivistica.

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