La scuola che vedo

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Intanto devo dire che la maestra prevalente di mia figlia è una gran gnocca. Ed è un vantaggio, perché l’immagine stereotipata della zitella o signora di buona famiglia e con marito importante mi si è cancellata subito, di primo impatto, guardandola. Una brunona consistente di forme, con due occhi scuri e profondi e due tettone da fare uscire gli occhi fuori dalle orbite al maestro di religione. Cosa che sarebbe finanche giustificabile, io non avrei nulla da ridire almeno, se non fosse che l’eccitazione suscitata dalla presenza di lei lo ha portato a vivere la prima riunione con i genitori con un protagonismo che – sono sicura perché l’ho vissuta- non avrebbero avuto nemmeno i preti e le suore nelle scuole cattoliche.

Devo dire che ho trattenuto il respiro per non esplodere. Non era il caso di aprire il dibattito sulla questione delle ore di religione (che sono addirittura due, a quanto pare), sul metodo, sui contenuti o sulle ultime dichiarazioni dell’attuale ministro- io sono sempre stata a favore di una trasformazione delle ore di religione in ore di storia delle religioni- ma ho condiviso in sintonia (perché la mia priorità in questo incontro era mettermi in sintonia con quegli alieni dei genitori dei compagni di classe di mia figlia) con le altre madri e gli altri padri il fastidio verso la componente narcisistica di questo personaggio minore.

Per il resto ho capito diverse cose. La scuola italiana è a pezzi:

-. Hanno accorpato segreterie e sedi amministrative per cui a finale non si capisce bene come assegnare cattedre, supplenze, ore e quant’altro. Per quanto mi stia sulle palle questo maestro di religione alla fine sarà l’unico a sopravvivere a questo primo anno giacché la maestra prevalente è confermata solo per la prima e la seconda è una supplente che in questi giorni è sostituita da una supplente in seconda

– Il sistema di erogazione dei libri (alle elementari i testi scolastici non sono comprati dai genitori) è in crisi. Le cedole per i libri devono essere portate direttamente al libraio dai genitori. Per ora, visto che le cedole non sono ancora arrivate, i bamibini sono senza libri e hanno difficoltà a procurarsi fotocopie. Insomma studiano a cazzo di cane.

– Le strutture, che nel caso di mia figlia non sono fatiscenti perché sono nuove (vivendo noi in un quartiere di recente costruzione), mancano di elementi essenziali: carta, sapone, librerie, lavagne (quella procurata dalla maestra è piccola e ridicola) e qualsiasi altra cosa vi venga in mente eccezion fatta per sedie e banchi.

– I progetti parascolastici sono una minchiata.

Detto questo immagino che gran parte delle mie discussioni si svilupperanno non con i maestri ma con la mamma del migliore amico di Sofia, una montessoriana alternativa che ieri è riuscita a prendere la parola per contestare il progetto di attività motoria sostenendo che la simulazione dei giochi della gioventù e le annesse gare finali sarebbero state negative per la formazione scolastica dei bambini ossia che l’eccesso di competitività prodotto in un momento di gioco potrebbe danneggiare il loro equilibrio. Ho capito che non sarà facile. Ho capito poco a dire il vero ma sono sicura che nei prossimi anni ci vorrà molta diplomazia.

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