Discriminazioni

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Vorrei raccontarvi quello che mi è successo in questi giorni, ma non è semplice. Probabilmente trascurerò di raccontare degli errori o, più che altro, delle insicurezze da me commesse, ma si tratta di sfumature neanche troppo importanti considerando la storia in sé.

Quello che è successo è che avevo trovato una casa che pensavo potesse essere perfetta o quasi per me e mia figlia. Dico quasi e non perfetta e basta perché la casa ideale dovrebbe avere almeno una stanza solo per Sofia. Ma la perfezione non esiste nel mercato immobiliare romano, non se disponi di uno stipendo medio. Comunque la casa che avevo scelto era davvero graziosa. Un piano terra di una grande villa a Valleranello, un quartiere molto vicino a quello dove vivo adesso con mia figlia a casa dei miei genitori. Una casa nuova, ben arredata con una stanza da letto, una cabina armadio, un bagno giusto, un soggiorno più che confortevole, l’angolo cottura e soprattutto un grande e luminoso spazio esterno, di quelli che ti consentono davvero di pensare a un’estensione della casa tra interno e esterno. La casa appartiene a una biologa vedova con due figli che è stata ben contenta della mia offerta, offerta che era particolarmente conveniente per me, perché vi assicuro a Roma con 700 euro comprese le spese non trovi manco un garage. Ho chiesto alla proprietaria una settimana di tempo perché a me nessuno mi aiuta a trovare i soldi e sistemare le cose con la mia famiglia. Il giorno in cui avevamo deciso di stipulare l’accordo la proprietaria si è tirata indietro. Ora siccome nella settimana intercorsa c’eravamo sentite e lei mi aveva preannunciato altre visite di altri aspiranti affittuari io le ho chiesto se per caso aveva chiuso con un’offerta migliore. La risposta è stata fastidiosa come poche altre ascoltate nella mia vita. Che no, si era presa però del tempo per decidere, che non si trattava di denaro o garanzie (che io a quel punto anche solo per capire mi ero resa disponibile a modificare il nostro accordo precedente) ma si trattava di un problema di responsabilità. Alt. Adesso arrivo al punto, mi spiace per la lunga premessa ma altrimenti difficilmente avreste capito quello che sto per raccontarvi: la proprietaria riteneva migliore l’altra offerta perché con una madre e una figlia piccola si sarebbe sentita affettivamente coinvolta e questo le causava un problema. Come dire capisco voi negri ma la puzza mi infastidisce. Perché, e adesso vengo al punto, quanto si parla di discriminazione si fa presto a dire gay, ma noi donne, in quanto donne come si dice in questi casi per rompere i coglioni, sole e con figli a carico per questa società vi assicuro siamo un peso molto meno sostenibile di qualsiasi omosessualità. Noi, sarò cinica, mamme single siamo diventate i ricchioni degli anni Cinquanta, quella sottospecie di umanità problematica buona  solo per qualche pompa dietro la fermata di un tram. Così tanto per dire che mi è passata pure la voglia di scopare a pensarci bene.

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