E poi non dimenticarsi di esser femmine

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Son tempi duri. E quando penso ai tempi difficili penso soprattutto alle donne. Che personalmente, e non so quanto vale, ho visto uomini sbriciolarsi alle prime difficoltà. Quegli uomini che senza la corazza retorica di machismo, di quel  mi prenderò cura di te (ma chi l’ha mai visto) diventano puerili, fragili, inutili. Le donne no. Non quelle che conosco io, almeno. A partire da mia madre. Le donne nella crisi tirano fuori le risorse necessarie. E’ così da sempre, è così come le tartarughe che portano la casa sulle spalle. In questi giorni non ho scritto sulla giornata contro la violenza sulle donne,  sul tema del femminicidio. Non me ne vogliano. Non credo in queste proposte. Combatto per un cambiamento culturale, per quella mancata parità quasi raggiunta e poi ignobilmente persa. Combatto per quello che una amica di mia madre ha chiamato “femminilisimo”. Quotidianamente, provocando,  sui social e su questo questo blog. Qualcuno dice che questa è battaglia vigliacca e pretestuosa. Può essere, ma a volte credo serva a  qualcosa, qualcuna, magari più che a me stessa.  Attraverso i racconti e gli autoscatti, attraverso le pillole quotidiane della mia vita.

Per come la vedo io una donna, ogni donna, anche in tempo di crisi non deve mai rinunciare ad esser femmina, soprattutto in tempo di crisi. Questa io la chiamo scelta politica. Magari poi mi sbaglio, ma in ogni caso mi diverto.

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