Social farmer

Standard

Il contadino social network di Petrini mi diverte molto. Ora, io vorrei sottolineare che come il fondatore di Slow Food, sono convinta che l’agricoltura resti un settore strategico per qualsiasi stato evoluto. Per quanto possa essere apparentemente contrario a una logica di mercato una fetta del territorio, di un qualsiasi territorio di un paese competitivo a livello internazionale, deve poter contare su delle proprie risorse agricole, anche se si tratta di un investimento in perdita, anche se la concorrenza globalizzata preme a livelli di costo. E poi c’è il discorso del paesaggio, inteso in maniera evoluta, come qualcosa che comprende il senso della memoria, della bellezza e del benessere, della vita- direi, dicevo, dico e dicono-  in generale. Tutto bene, è un discorso in cui mi riconosco profondamente, ho dedicato una parte consistente dei miei studi ad approfondire la conoscenza del mio territorio, del mio paesaggio, inteso appunto nella dimensione a cui faceva riferimento Petrini.

Però sulla storia del condino social avrei qualcosa da obiettare. La condizione contadina resta una condizione difficile, forse non come cinquant’anni fa ma sicuramente non paragonabile a quella che Petrini ha voluto disegnare in maniera piuttosto semplicistica in questi giorni. I problemi irrisolti riguardano – e lo sappiamo tutti fin troppo bene-  il passaggio di filiera. Se si continua a parlare di aria fritta o solo di eccellenze e non si risolvono alla base o con politiche mirate, quelli che sono, in volgari soldoni,  i passaggi di prezzo tra la materia prima e il prezzo al consumatore finale le belle parole restano retorica buona solo ad arricchire e dare lustro e potere a pensatori della domenica, a frequentatori di agriturismi o a abili manipolatori dell’opinione pubblica a fini narcisistici. Allo stato, ragionando senza preconcetti e senza idealismi bucolici, o ci si decide a finanziare e aiutare i contadini e gli imprenditori agricoli, dando anche qualche batosta considerevole alla distribuzione, o restiamo a sorbirci per i prossimi cinquant’anni i discorsi dei bravi e buoni ideologi delle Arcadie 2.0 che resteranno a guardare i figli dei contadini scappare dalla campagna appena possono.

E questo lo dico con tutta l’umana simpatia e il rispetto per chi ha saputo trasformare in un business redditizio un’idea di gusto, di cultura in impresa editoriale e formativa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...