Mercatino dell’usato

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Vero sai che le cose superflue sono quelle che fanno stare meglio. Oddio, non so se proprio per tutti funziona così, magari ci sono quelli che si svegliano felici di quello che hanno, dei mattoncini su cui hanno costruito la loro identità, delle cose, della roba la chiamava Verga, roba che sono pure le persone di cui si circondano, della loro stabilità. Il mio discorso da femminuccia invece funziona per noi eterni insoddisfatti. Le cose superflue, comunque dicevo, tipo la gonna di finta renna giallo fosforescente che ho comprato ieri in un mercatino dell’usato sono uno sballo. Ora se mi vedessi con la maglia nera e gli stivali da panterona, col tacco, capiresti quanto mi sto divertendo. Il valore aggiunto delle cose non necessarie è vitale. Diresti mai che è necessaria una giornata di sole? Eppure lo è, è un fattore che determina l’allegria illogica – come cantava Gaber- nonostante le tetre previsioni dei problemi quotidiani, delle seccature, dell’ordinarietà della vita. Così, esattamente in questo modo funziona l’elemento superfluo, l’acquisto irrazionale, il sapore imprevisto. Il superfluo è necessario senza sapere di esserlo. Stanotte la gonna finisce nell’armadio e chissà quando la rivedrò, eppure sai, a modo suo, leggera e indolore come un acquisto di poco valore mi ha reso felice.

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