Grasso che cola

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La ricerca disperata di figure istituzionali di prestigio in questo Paese che di prestigio ne ha sempre di meno, come ci racconta tristemente la vicenda dei due marò che torneranno in India, infine,  sta assumendo  connotati sempre più  visibilmente posticci. Non si può dare torto a Marco Travaglio che ieri ha messo in campo alcuni sospetti sulla “furbizia” politica di Pietro Grasso,  attuale Presidente del Senato ed ex Capo della Direzione nazionale antimafia. Erano tutte cose che sapevamo, quelli informati almeno le sapevano da tempo, lo sapevamo- ancora una volta- per la più banale delle constatazioni ossia come fa un principe dell’antimafia a essere così gradito a Berlusconi e viceversa?

Ma noi no, noi abbiamo scelto l’oleografia, ne abbiamo bisogno, Bersani ne ha tanto bisogno. E allora scappa la figura di merda. Perché non è Grasso ad aver dimostrato di essere democratico, ieri, nel programma di Michele Santoro,  ma  Marco Travaglio a aver mostrato quel minimo necessario di intelligenza critica richiesta teoricamente a ogni vero giornalista . Però noi no, oggi leggevo un’intervista a Ascanio Celestini in cui diceva una cosa assolutamente condivisibile: è tale la paura di una rivoluzione civile da aver spinto la gente verso la possibilità di una nuova dittatura.  Rispetto allo spettro di queste due possibilità i poteri forti  e i giornali hanno scelto la strada dell’oleografia. Temo che ne pagheremo tutti le conseguenze.

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