Io sono mia

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Nel mondo degli ambigui maschilismi il segno dell’emancipazione, della conquista dell’eguaglianza viene sempre scoraggiato con cinica ironia. Bisogna dissimulare la propria intelligenza, autonomia e libertà, principalmente.  Per non dare spazio, appunto, a quell’ironia pelosa, subdola, quella che nasconde l’universo gigantesto delle inesplorate insicurezze maschili. La paura di non essere adeguati riguarda soprattutto gli uomini. A volte penso di essere circondata da uomini spaventati, come e forse più di noi donne afflitti dal terrore di non appartenere più a un modello codificato di “mascolinità”. Ho sempre pensato che affrancarsi da un certo modello culturale o sociale poteva costituire la premessa per riforndarne uno nuovo e invece, giunta a metà forse anche più della mia vita, penso che questa nuova umanità non è riuscita a crearsi nessuna nuova identità. Siamo sospesi. Postradizionalisti quando ce pare, tradizionalisti per un giorno (quello del matrimonio), esteti, giovanilisti. Restiamo giovani per non affrontare nessun ruolo, neanche quello di genere.  Anche gli uomini che ho amato o frequentato avevano paura della libertà della donna, di quella mia in particolare. La temevano senza aver il coraggio di ammetterlo. Per questo ho subito violenze e ne ho fatte. Fisiche e psicologiche. Ho in attivo anche un divorzio, di cui sono fiera, perché sono riuscita a non massacrare il mio ex, rendendolo abbastanza libero e sicuro per ricostuirsi una nuova famiglia.  So che subisco e ho subito in passato discriminazioni sessuali sul lavoro perché a una donna, per di più carina, secondo alcuni, non occorre uno stipendio adeguato ma un uomo sufficientemente benestante vicino. Io so perché lo vivo, perché ogni fottutissimo giorno della mia vita ne pago le conseguenze, io so che la parità dei sessi, qui, ora, in Italia non è stata raggiunta.  Io vivo in un paese ancora cattolico, un paese pettegolo, un paese in cui ancora incide il potere di questa religione che ha codificato la differenza di genere, escludendo per secoli le donne dalla vita pubblica, politica  e sociale. Io sono mia.  Io sono madre di una splendida bambina e le chiedo scusa per tutti i miei errori. Bisogna continuare a combattere per l’emancipazione femminile anche al di là delle proprie convenienze.Occorre ripensare ai modelli educativi. Smettere di dare tanto valore alla bellezza femminile. Occorre ripartire dalle lotte femministe e capire dove abbiamo sbagliato.

Occorre pensare alla formazione, alla parità e combattere ogni forma di sfruttamento economico, e sottolineo economico, della donna. Che le donne le ammazzano, le stuprano, le sfuttano, le usano persino come vacche da riempire per la semina degli ovuli.

Io sono mia. Voi siete vostre. Di nessun uomo mai.

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