Ciao Massimo

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Porca miseria,  si è già fatto il 4 giugno e io ancora non ho fatto niente casa e scuola per Sofia, intendo.

A poi Massimo volevo sapere da te una cosa, me la sono sempre chiesta, ma tu come ci stavi a Roma? E se non ti fosse successa quella brutta cosa saresti tornato mai a Napoli?  E sì lo so che te la spassavi ai Parioli, ma parliamoci chiaro, davvero saresti rimasto qui per sempre? Cosa sarebbe rimasto di te, della tua vena più autentica lontano dalla nostra città ? E’ una domanda a cui non possiamo rispondere, potresti anche dirmi che tornare indietro è sempre un errore, ma come la mettiamo con tutta quella malinconia? Lo so, non stavi bene, la depressione nasceva anche dalla paura e noi non siamo mai stati veri emigranti, noi volevamo fare esperienze diverse. Eppure io torno a Napoli anche per ritrovare te,  che sei una delle parti migliori anche di me, la parte divertente,  una parte tenera,  anche se sempre sul filo del più ingiustificabile vittimismo, la parte irriverente verso una serie di luoghi comuni a cui ancora adesso non ci è dato di sfuggire. Ma torno anche perché essere diversi non vuol dire essere altro. Vuol dire essere quello malgrado le differenze. E io mi sento napoletana anche grazie a te, volevo dirtelo. Adesso vado di corsa.

Un bacio, ti saluto, ti porto sempre con me, come tanti, come quelli come noi.

Laura

(Massimo Troisi, San Giorgio a Cremano, 19 febbraio 1953 – Roma, 4 giugno 1994)

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