Diario quasi napoletano: ja, muoviti Barbie

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La verità è che ho trascorso questi giorni da incantata. Fatto ciò che era necessario fare sono rimasta sospesa in atmosfere napoletane che cominciavano finalmente a sembrarmi una riconquista personale. Le stufe di Nerone, il pomeriggio sul terrazzo di Posillipo di Armando, un amico di mia cugina, lo spettacolo al Nuovo (I monologhi del Caxxo, sempre per il discorso delle pari opportunità) e anche una breve incursione per un concerto al pianoforte in un salotto musicale a Palazzo Maddaloni. Palazzo Maddaloni, che  se pur volessi non saprei come descrivervi cosa sia, che sensazioni porosamente malinconiche comunicano questi fatiscenti palazzi dell’antica nobiltà napoletana.

Mi piace. Mi ritrovo, mi ritrovo in un qualcosa di talmente sepolto che quasi non credevo di poter più di ritrovare. Eppure sto tornando diversa e divertita, rincoglionita sempre un po’ ma con una malizia nuova, matura.

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