Diario quasi napoletano: il caso de Magistris (nota a margine)

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Proprio ieri leggevo un articolo di Riccardo Realfonzo, che pur vicino a suo tempo al sindaco di Napoli,  ha scritto una di quelle cose  terminali, cronaca politica di una morte per altro da tempo annunciata del sindaco che piaceva tanto alle signore napoletane Maronn’ e che bell uaglione , o anche del Robin Hood a Palazzo San Giacomo e io mi chiedo in che clima politico approderò nella mia città.

Ora, io non sarò qui certo a difendere una persona che ha svolto così male il suo compito politico e soprattutto amministrativo, perché -voglio ripetermi- in politica, a mio avviso,  bisogna sempre saper scegliere tra persone che hanno una vocazione astratta e arruffapopolo e quelli che hanno competenza e qualità per gestire l’aspetto pratico, legato alla sfera dell’agire, e questo a prescindere anche dal colore politico, soprattutto quando si tratta di ruoli amministrativi. Ma ho la fastidiosa impressione che qualcuno goda del fallimento. Che oltre ai delusi ci siano gli jettatori, come diciamo noi a Milano. Ora, che ci siano atteggiamenti di tifoseria politica nei fatti che riguardano una città dalle enormi potenzialità ma dal disastroso stato dell’arte è davvero pazzesco. Che si possa davvero esser felici che de Magistris abbia fallito è da veri mentecatti. Eppure succede. E finché succede mi viene naturale simpatizzare col nemico. Bisogna essere maturi. Sono tempi difficili. Troppo difficili per le tifoserie.

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