Diario quasi napoletano (una stitica napoletana)

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Insomma non ho ancora deciso. Devo dare un nome al mio nuovo blog. Prossima settimana, forse, ci liberiamo definitivamente dalla Sposa.  Il titolo non l’ho ancora scelto.  Certo, reduce dal delirio del Pasto Nudo, credo che si possa scrivere di tutto. Conta la forma, la forma senza ipotassi, preferibilmente.

Comunque se fosse la stitica dovrei iniziare così: due giorni senza merda. Non so se ce la farei. Invece vi racconto le nuove. Ho una casa arredata a Napoli. Settimana passata a tratti allucinante. Fatica, pausa, fatica, sonno che non esisteva, roma-torsa-roma-napoli-roma-torsa. Ma è andata. Ci siamo. La casetta mi piace. Ha una forma, tornando al tema, e la forma di questa casa è per ora la felicità di Lucilla, la mia migliore amica (ci separano 108 gradini, a quanto dice) che è subito passata a trovarmi appena arrivata, armata di martello e chiodi e mia figlia Sofia, che non voleva lasciarla e che sarebbe voluta restare ferma lì da subito.

Sono felice. La felicità è una sensazione che ci rende stupidi. Eppure io qualche domanda intelligentemente autocritica me la sono posta: perché ho aspettato tanto? Perché ci autoconvinciamo di non avere risorse sufficienti per ottenere ciò che vogliamo.

Comunque, come sempre, ho poco tempo. Ma questo post ve lo dovevo.

Buon inizio di settimana a tutti.

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