Diario quasi napoletano (rabdomanzie al Vasto)

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Praticamente lavorerò nella zona di Napoli dove è rimasto mio padre, per tanti anni, ossia, come si dice a Napoli, int’o Vast.

Io il Vasto, quartiere popolare situato vicino alla Stazione Centrale,  lo conosco pochissimo. Ricordo che quando ero bambina mi ero convinta che Vasto era come dire vascio, basso, in dialetto storpiato. Lo pensavo perché i negozi sono appunto come i bassi della zona, praticamente sono vita sulla strada. E il negozio di mio padre, potete crederci, per anni e anni è stato davvero uno spasso di passaggio di clienti altolocati e popolari, di gente curiosa e appassionata di motori e di musica per macchina. Mi diverte molto questo strano incontro col destino. Come quelle scoperte che attivano le segrete ansie da rabdomante. Cosa mi aspetto, in fondo, e perché mi diverte? Credo sia  scoprire qualcosa che mi ricordi mio padre, quello che stava bene, almeno e che sto cancellando dalla memoria, incontri come quello di quella volta in cui,  appunto,  la signora del vascio di fronte al negozio di papà, quella che gli preparava le polpette per il pranzo, disse guardandomi Don Anto’ chesta è vostra figlia? Maronna, c’e tagliat a cap’ a pateto.

E’ una lingua cruenta, a volte, il napoletano, come direbbe Zio Erri.

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