Una scuola piccola come il mondo

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Ricominciamo da zero. Fino a ieri non sapevo cosa fosse una scuola pubblica. Conoscevo solo l’università pubblica, perché ho frequentato quella. Ma la scuola, la scuola di città, la scuola napoletana poi, non sapevo nemmeno lontamente cosa fosse. Quando avevo gli anni Sofia,  mia madre mi aveva iscritto a una scuola cattolica privata di Posillipo, per cui, l’impatto con la città, non so per mia madre, ma per me certamente è stato in qualche modo ovattato. 

E invece ieri è stata vertigine. A un certo punto, anzi d’impatto, ho capito che sforzo sisifeo deve essere concettualmente la scuola, la scuola di tutti, che in una città vera come io penso sia Napoli, una città in cui le differenze coesistono negli stessi quartieri, nella distanza, a volte, tra un vicolo e una via, si palesa come in nessun altro posto che abbia mai conosciuto. La scuola di Sofia, la De Amicis, è una struttura enorme che raccoglie, come è evidente, nelle sue tante sezioni tante contraddizioni, tante città, tante realtà a volte persino antitetiche.

– Maestra, chill’ figlim’ s’mett a paura si v’ncontra.

.- E perché siamo così brutte?

– No, ma quello a scuola non ci vuole andare.

Ci sono due ripetenti in classe di Sofia. E una linea invisibile che divide la la classe in due: le famiglie bene e le famiglie del popolo.

In bocca a lupo Sofia. La scuola napoletana, al contrario della poesia di Rodari, è piccola come il mondo.

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