Orizzonte (diario napoletano)

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Che poi è una stupida questione di orizzonte. Sei in una strada, mettiamo via Morelli, cammini dando la mano a tua figlia con la tua migliore amica, ti fermi un attimo per dare un’occhiata a un paio di negozi, aspetti la tua amica che si è fermata a comprare le sigarette, sistemi bene lo zainetto con dentro i roller di tua figlia, giri un attimo la strada, ed ecco sei sul lungomare in un tardo pomeriggio qualunque. Ed è uno spettacolo mozzafiato. Saranno i colori, pensi, perché ci sono giornate in cui la natura supera persino l’arte della pittura. Giornate di una nitidezza spettacolare, che filtrano i colori  in modo da rendere tutte le tinte così intense. Giornate in cui, come raccontava meglio La Capria, la natura vince senza margine di scampo sulla storia. E’ questo o anche solo una questione di orizzonte. Una città che consente agli occhi di perdersi in qualcosa di irragiungibile, esteso, infinito. Il mare.

Questa è la più forte malia di questa città. Questa banalissima questione di orizzonte che è come perdersi in un sentimento o un’emozione di cui non puoi conoscere o stabilire il limite.

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