Michaela

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Sono nata in una famiglia benestante.  Talmente benestante che persino studiare aveva un valore intrinseco alla mia formazione, un valore vagamente, e solo vagamente, finalizzato ad uno sbocco professionale. Se le cose della vita e il mio destino fossero andate nella direzione in cui la mia famiglia, mio padre, aveva tracciato il mio futuro, lavorare sarebbe stata comunque soltanto un’opzione, una scelta legittima e non necessaria. Dati questi presupposti anche la scelta di un uomo, di un compagno di vita, è stata una necessità marginale in senso economico (anzi non lo è stata affatto visto che comunque ho scelto sempre uomini che non hanno provveduto al mio mantenimento).  In linea di massima si dava per scontato che avrei scelto un uomo del mio environment, del milieu, una persona del mio ambiente, con la mia cultura, i miei interessi e le mie possibilità.

Racconto questa storia perché negli ultimi anni ho scelto di abbassare l’asticella del mio moralismo, del giudizio sulle altre donne. Quando hai avuto la fortuna che è capitata a me è facile stare sempre dalla parte giusta, sentirsi sempre in linea con i propri valori, se di valori si tratta.  Ho visto cose in questi ultimi anni che danno i brividi, non ultima l’uscita ai limiti del lecito- in quanto espressione di un cinismo stupido per quanto poco retorico- della Biacofiore. E’ vero. Le donne cercano la sicurezza attraverso i soldi,  soldi a cui sono consapevoli, sia più facile ambire in maniera indiretta, attraverso la scelta di un uomo, o di più uomini. E’ la storia più vecchia del mondo. Secoli e secoli di maschilismo hanno consolidato un’idea archetipica dell’unione tra sessi in questa direzione. Non sono bastati 100 anni circa di ermancipazione e di lotta, ai primi segnali di crisi tornano in voga gli stereotipi dell’uomo potente e la femmina marpiona.

Ma, boh, in questo tempo girgio sono cambiata anch’io, ho conosciuto diverse ragazze più giovani di me e stento a condannare le loro scelte o le loro idee. Mi intristisce vedere belle ragazze che in quanto belle non ci provano nemmeno ad essere qualcosa di diverso nella vita di una scelta di un uomo, ma mi sento dispiaciuta anche per le eterne precarie, sempre più rabbiose e irrisolte, e con gli anni, spesso, anche sempre più troie.

Io non condanno la Biancofiore per aver raccontato lo stato dell’arte di buona parte delle giovani donne italiane. Io condanno la Biancofiore perché chi ha un po’ di potere dovrebbe usarlo per migliorare la condizione femminile in Italia, oggi.

p.s.: ma che cazzo di nome è Michaela?

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