Archivio mensile:dicembre 2013

The big one

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Non siate ingenui. Siamo qui per questo. Puro fatalismo il nostro. Siamo rimasti in città ad aspettare la palingenesi. Ci pensavo ieri, guardando tutte le persone spaventate come me,  sulla strada. Siamo rimasti qui per assistere alla palingesi. Per essere tra i fortunati testimoni e narratori o per farci raccontare in quanto vittime.

Sappiamo che viviamo in una città in cui nessuno avrà scampo. Sappiamo che Napoli è già morta, in fondo. Lo abbiamo visto in questi giorni, osservando il centro calpestato dalla marea umana, dalle migliaia di emigranti, di ritorno per le feste.  Turisti pochi, ma napoletani della diaspora tanti. Napoli come un qualsiasi paesino del Sud.

E’ una città che cerca un senso, una perduta centralità,  persino nell’apocalisse di un’eruzione o di un terremoto. Questa è diventata la mia splendida Partenope.

Nota a margine sul contratto a 4 scopate mensili

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Ora come la penso nel merito l’ho già detto da qualche parte: ogni tanto la massa merdosa delle dinamiche del lavoro in Italia esce fuori in maniera apparentemente ridicola. Io penso che non ci sia davvero nulla da ridere in questa storia. Sfido chiunque a escludere almeno un’esperienza raccontata o vissuta personalmente in cui non ci sia una molestia professianale verso una donna. Credo che molte conoscono questi generi di porci: tutti hanno sentito parlare di un datore di lavoro che più o meno ambiguamente accennasse a una molestia, un ricatto velato di natura sessuale nei confronti di una femmina, più o meno affascinante (anche lì, credetemi, la bellezza è un concetto relativo: mi hanno raccontato storie di uomini bellissimi e famosissimi che molestavano per gioco e perversione fino all’ultimo cesso di aspirante segretaria o adetta stampa).  La perversione è delle più grezze: io ti pago dunque mi dai la fica. Puttana.

Il fatto è che noi donne, ormai, diamo quasi per scontato una quota di coglionaggine nell’approccio, nel colloquio, nella contrattazione di lavoro. Alcune ci stanno, altre fanno finta di starci e invece non la danno, alte abbandonano il campo. Le varianti sono tre, ma la storia è sempre la stessa.

Non faccio stupidi moralismi. Tutti noi sappiamo che la seduttività è o può diventare una carta importante a parità di possibilità. Ed è ovvio che le donne hanno imparato prima e meglio degli uomini- di necessità ancestrale virtù– a sedurre quel tanto che serve all’autopromozione professionale. Ma questo vale anche per gli uomini. E perdonatemi ma io difficilmente immagino una donna di potere costringere un uomo a una prestazione sessuale. Non occorre immaginare troppo: è sufficiente osservare come mediamente si comportano i baroni universitari e come si comportano invece le baronesse. Ma comunque, tornando a noi, ciò che di questa storia  mi ha colpito è l’esterofilia contrattuale. L’idea del contratto pre-matrimoniale in salsa anglosassone applicato alla dinamica delle risorse umane. Interessante tema per il nuovo welfare di stampo renziano. Una nuova variante per l’Art. 18. Chissà se la nostra Marianna Madia- donna, madre e compagna come tutte noi –  ci scriverà sopra qualcosa di interessante.