Archivio mensile:gennaio 2014

“Eri pallida, e per ciò molto più bella. Avevi intorno agli occhi un’ombra di viole”

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Per qualche giorno interrompo le mie passeggiate napoletane. Preferisco salutarvi da qui, da San Giovanni a Carbonara, una chiesa antichissima che si erge in cima alla sua scala sanfeliciana,  nel quartiere San Lorenzo (dove nell’epoca greca sorgeva l’Agorà), come ultimo baluardo di una parte della città antichissima che è stata completamente disintegrata dalla storia e dall’urbanistica  moderna. Strana davvero la storia, se si pensa che Napoli nasceva proprio qui, che qui c’era la vita, le regge,  le corti, i palazzi nobiliari,  il popolo, i commerci e oggi è poco meno  di una periferia degradata.

E’ incredibile quanto mi sia misteriosa, ancora adesso, Napoli, che davvero non mi basta mai.

Scuorno (diario napoletano)

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Ma che bella parolina che si sono inventati i napoletani, scuorno ossia vergogna, e per una volta passi che la vergogna a Napoli abbia scelto la forma di un maschile. Maronn’ che scuorno o tu non tieni scuorno di niente, sono due antitesi assolute, i due confini,  in cui è rinchiuso il senso di una linea immaginaria tra il lecito e l’illecito, tra chi ha paura e chi non teme nulla, tra chi vive nelle regole condivise e a volte non scritte dell’ambiente e chi meno.  Lo scuorno è ,secondo Francesco Durante, autore di un libro in cui ha scelto come titolo proprio questo ruvido e indocile lemma , il termometro della situazione sociale della città, della sua storia, delle sue emergenze del presente e del passato; è vergogna al quadrato, ossia vergogna di cui ci si deve vergognare. Ma per me lo scuorno è anche il confine tra il dicibile e l’indicibile. E alla fine penso che è quello che noi tutti proviamo a fare quando scriviamo per piacere.  Cosa siamo noi se non indagatori del limite, provocatoriamente spinti a oltrepassare e comprendere il confine di quello che si può sapere, che si può dire, che si può conoscere, facendo a meno di quello che lo scuorno impedisce di indagare.

Beh, insomma, ci provo. Il senso della mia ricerca di questo periodo, forse, riguarderà proprio quello che lo scuorno nasconde. E’ un bisogno che viene da lontano. Come direbbe qualcuno, forse un bisogno antropologico.

Raccolta storie di sirene napoletane (diario partenopeo)

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napoli

Insomma, proviamo a raccontare Napoli in un modo divertente. Il filo del discorso è il tema del mio progetto, che per ora non vi racconto sul blog, ma privamente. Alexandre Dumas (padre), scriveva che esiste una sola regola in tutti gli affaires o i progetti:  la regola del chercez la femme, o les femmes. Perciò chiedo a voi diversamente ragazze, o ragazze a tutto tondo, o nipoti, o figlie di donne fatali di contattarmi per raccontarmi o di storie appassionanti napoletane.

Aiutatemi a scrivere una cosa che ci riguarda tutte, sopra o sotto la veletta.

Non importa quale sia il problema, spesso una donna è la causa alla radice – Pulp fiction

Laura Petrazzuolo

lasposa3@gmail.com