I giorni della cessa

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Oh, ecco, e poi ci sono i giorni della cessa, che sì, può essere che arrivino in coincidenza con i giorni più freddi dell’anno, ma che il freddo non giustifica. Oddio poi, adesso in particolare,  vista la questione del riscaldamento del pianeta e  il fatto che  mi sono spostata più vicino all’Equatore . Ovvio, certo,  che bardarsi con maglie a collo alto e calzini della nonna non aiuta, però,  è anche questione di umore, tipo che se ti senti cessa è inevitabile che tu ti vesta come tale.

I giorni della cessa sono tremendi, innanzitutto perché il momento più drammatico è la mattina. Terribile per chi , di solito, anche nei giorni più luminosi della sua esistenza, è sempre stata ottimista solo nelle prime ore del giorno. Un disastro. Comunque funziona che ti alzi, tipo che sei anche debilitata da qualche malattia fastidiosa, ti guardi allo specchio, ti schifi e poi succede che per non farti mancare nulla capita anche che ti viene quell’abbassamento di pressione o leggero senso di nausea che pure ti intossica non poco.

La giornata di solito non porta traccia. Perché non vi è nulla di oggettivo nel sentimento di cessaggine, una cosa che senti dentro ma apparentementeè innocuo. Per gli altri almeno tu sei sempre la stessa, bella o brutta, neutra o evidente, che eri stata prima che ti sentissi schiacciata da questa autopercezione negativa.

Ma poi arriva la sera. La sera e le notti (almeno quelle in cui non crolli), quando chiudi un libro o spegni la tv, di una quarantaduenne sono mediamente deprimenti a livello di pensieri. Del tipo che inizi a valutare la possibilità dell’immanenza della vita che hai condotto durante la giornata, che in sintesi poi, spesso e volentieri, risulta una giornata di merda. Anzi peggio una giornata di merda tipo.  Mi spiego: se quando sei ancora giovane sei convinta che la sfiga o la fatica siano un incidente di percorso o un periodo, alla mia età arrivi alla conclusione logica che sia la normalità, normalità che non prevede grossi cambiamenti, e che  sicuramente non li contempla nei giorni della cessa, in cui la bruttezza pare diventi il tratto dominante.

Ecco. Quando si dice l’inverno è dentro di me. Che è poi diverso da un cuore in inverno.

Almeno credo.

Buongiorno.

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