Io ballo da sola (anche no)

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E a volte capita di avere qualche secolo in meno. Almeno la notte. Almeno in questa città. Almeno in due o anche in tre.  Come è successo l’altro giorno. Che siamo uscite da una festa e cariche di non so cosa, tipo quelle stronzate alla Liga che certe notti o stai sveglio o non sarai sveglio mai e ci siamo avventurate tra i vicoli che collegano via Foria a piazza Bellini, attraversando Porta San Gennaro. Guardavamo soprattutto le edicole votive e i bassi, e vasc‘,  curati come ingressi di villette bifamiliari. Che poi Napoli è così, se non ti fai prendere dalla paura, ti infili in qualche vicolo e orientandoti nella tua idea della città, arrivi al punto, comunque e nel frattempo, magari, scopri o riscopri qualcosa che avevi dimenticato che esistesse. In questo caso l’Ospedale degli Incurabili. Ora, poi, capirete a prescindere dal valore architettonico e storico-artistico, un posto che si chiama incurabili quanto sia in grado di suggestionarmi a prescindere.  Arrivate a piazza Bellini, dopo la salita di San Sebastianello, la strada della musica per chi non lo sapesse, abbiamo incontrato un’amica che ci ha portato in un meraviglioso locale black in un vicoletto.

Poche scalette e mi è venuta una voglia di ballare con Steve Wonder,come non ne avevo da anni,  almeno in pubblico.

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