Della bellezza, dell’arte, delle esperienze che cambiano la nostra visione della realtà

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Per cui conviene viaggiare. Le letture sono pregiudizi. Purtroppo. Credo sia vero.

Adesso provo a fare questo gioco ossia unire una notiziola, in odore di minchiata per benpensanti, sulla soppressione della storia dell’arte dalle materie scolastiche di “svago”,  con il viaggio che ho regalato a mia figlia a Disneyland Paris. Ieri, ascoltando i racconti di Sofia sul viaggio, ho recuperato il senso della condivisione. In fondo, si viaggia per raccontare.

E allora vi dico che ero partita per Parigi carica di pregiudizi. I parchi tematici li consideravo roba da cojoni. La cultura è altro, mi dicevo, che tremenda débacle per un’educatrice questo regalo. Stronzate. Disneyland Paris è un’opera d’arte. Considero opera d’arte qualcosa la cui bellezza incide sul nostro immaginario, sulla nostra fantasia. In senso persino, e in questo caso se siete particolarmente sensibili lo capirete da soli, in senso, dicevo, disturbante, come un cortocircuito tra verità e fantasia infantile, tra immagine e realtà. Ricordo una mostra di Dosineau, a Roma, l’anno scorso, a un certo punto c’era una citazione del fotografo che non riesco a dimenticare, una cosa tipo la Parigi che racconto è quella che ho sempre immaginato. Ci sono persone che prendono sul serio un Brassai o un Doisneau. Sbagliano. Sono artisti non fotoreporter,  la parte più interessante del loro lavoro è aver costruito un immaginario della città (sempre Parigi, non a caso) sulla base della realtà. Ecco Disneyland fa l’esatto contrario, perché l’arte quando è arte davvero, si permette anche di giocare su opposti ossimorici: nel parco di Parigi si parte dalla fantasia per costruire una città reale. Reale e fantastica.   E nell’inversione dei temini di realtà il risultato non cambia. Ciò che percepiamo  è la bellezza. E la bellezza dell’arte è superiore alla bellezza della vita. Su questo io dubbi non ne ho.

Questa premessa per dire poi che la passione, l’interesse e la stessa attribuzione di valore del concetto di arte è soggettivo. La contemporaneità ci ha insegnato questo. Se non l’avete capito siete fessi. Si poi andate alle mostre per fare i bellilli, ma siete cretini lo stesso. Se io oggi porto mia figlia a Disneyland le insegno ad amare la bellezza, o il concetto relativo di bellezza  che può avere una bambina “globalizzata” molto meglio che se la portassi al Museo di Capodimonte. Dove spero andrà un giorno per cazzi suoi, magari spiegando o raccontando qualcosa di nuovo a sua mamma.

Eccoci di nuovo a casa.

p.s. Dove arrivo io c’è sempre il sole.

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