Sui generi, sull’eterosessualità e altri discorsi sulla sessualità

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Insomma, non so se sia il caso di scrivere apertamente di certe cose. Spero di sì, perché anche se su certi argomenti ho un punto di vista particolare, credo di essere una persona sufficientemente adulta, matura e consapevole per poter discutere della mia vita apertamente.

Ultimamente mi sono trovata a riflettere su alcuni discorsi che riguardavano il “genere”, ossia le donne e gli uomini, le femmine e i maschi, se preferite, e mi sono tornate in mente alcune mie astratte convinzioni giovanili.  Premetto subito che, come molte altre donne, da ragazza avevo seri problemi con la mia fisicità, non accettavo il cambiamento fisico della pubertà, anche perché mi ero presto trovata con una di quelle adulte bestie maschili che aveva ampiamente approfittato e goduto dei primi segnali della mia femminilità. Per questa ragione immagino, o anche per quell’immaginario psichedelico e in un certo qual modo profetico di personaggi come David Bowie, accarezzavo l’utopia assoluta dell’androginia. Di un essere superiore, al di sopra dei generi, un essere che fondeva in sè sia la parte maschia che quella femmina,  fondeva e in parte rifiutava. Ero nietzschiana, orgogliosa della mia infarinatura filosofica. Del resto quelli erano gli anni in cui una certa forma di divulgazione psicologica e sociale andava confondendo i perimetri dei generi, eravamo figlie e figli del femminismo e in qualche modo gli stereotipi uomo/donna dei nostri genitori non ci erano congeniali per ribellione naturale.

Questo pippone di Laura adolorscente serve a spiegare perché, in fondo, ho sempre pensato che nelle scelte sessuali o amorose il genere non fosse questione  primaria. Mi attizzi o mi fai innamorare per quel qualcosa di speciale, quella bellezza che prescinde il tuo essere donna o uomo, biondo o bruna, alto o bassa e via dicendo. Unico tabù- almeno per me-  è sempre stata l’età ma per le ragioni che vi ho raccontato. Poi la vita è quella cosa che capisci solo girando le spalle e allora io sono consapevole di essere eterosessuale, non perché non abbia amato anche delle donne, ma perché non ho mai avuto desiderio di possederle fisicamente. Sono eterosessuale anche se a volte mi domando quanto abbia inciso la religione cattolica che è comunque stata tra le materie di formazione della mia infanzia.  Sono eterosessuale anche se mi è capitato non molti anni fa di guardare una bellissima ragazza seminuda sul letto e pensare chissà se poi.

Ora arrivo al punto, perché tutto quello che ho sentito dire e scrivere da una persona che mi è stata persino cara mi sembra una gran merdata. Mi sembra quell’ipocrisia vigliacca di chi cerca di tornare indietro per ancorarsi a qualcosa di ignobilmente consumato come le nostre idee politiche, la nostra spenta spiritualità, il nostro stupido bisogno di sentirci migliori di quelli che siamo. Come, chi e cosa debba essere la vita dei gay non mi riguarda. Non credo sia uno status. Mi riguardano i diritti delle persone perbene, di quelli che si comportano bene e hanno il coraggio di vivere la loro vita apertamente, senza ingannare nessuno.

 

 

 

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