Il complice della mia irrequietezza

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Facciamo che questo post è il post scriptum del precedente.  Che se non fosse per questa cosa qui, se non avessi questo, oggi non sarei così serena e non riuscirei a parlare di me in maniera così semplice e aperta. Facciamo che quando l’incoscienza dentro il basso ventre si dirada, e la voglia di sperimentarsi nelle conquiste o nelle relazioni complesse si controlla, viene fuori che hai perso un sacco di tempo a cazzo (mai espressione fu così centrata), tempo che potevi investire meglio, in maniera più  filosofica.  A me, vedete, serve il mare. Come se il mare fosse diventato parte di me.  Quel mare che mi domando come ho fatto a stare lontano da qui, per tanto tempo. Come ho fatto a non vederlo mentre lo vedevo.

“Mamma, senti, ho pensato che potremmo spostare la nostra casetta sul mare“. Mi spiego,  il mare non è un paese per vecchi. E’ qualcosa a cui apparteniamo da bambini e poi dimentichiamo. E a volte ritroviamo. A volte, se siamo intelligenti.

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