Gomorra la serie tv

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Mi ricordo che anni fa guardavo La Squadra, su Rai3,  e pensavo solo una cosa:  madonna che cacata. Mi chiedevo come mai noi italiani fossimo così scarsi in questo genere di fiction, pur non avendo bisogno di chissà quale fantasia per immaginare scenari camorristici, almeno qui a Napoli.

Qualcuno sosteneva fosse il budget. Potrebbe essere vero. Se si pensa a quanto sia costata la serie prodotta da Sky e in onda da qualche giorno, “Gomorra”. Certo è che “Gomorra” è un prodotto di altissima qualità, lo è per la qualità degli attori, per il realismo delle immagini e delle location (vedi la storia dell’affitto della casa del boss), ma lo è soprattutto per la dinamica interna al genere. Per una volta la fiction italiana si attiene a un registro di genere. E non puntando verso il basso, ma introiettando ritmi e metodi e migliorandolo. Non so se vi è mai capitato di vedere i polizieschi tedeschi, ecco, noi italiani siamo sempre stati più o meno scarsi come loro. Che tipo ogni cosa che fanno i tedeschi tu dici questa è una roba tedesca. Ma questa volta a noi italiani è andata bene. Questa volta non direi fiction italiana, tanto per capirci.  “Gomorra”, che voi l’abbiate capito o meno, è un prodotto artistico competitivo per il mercato internazionale. Una cosa del genere era successo in passato solo con “La Piovra” e qualche anno fa, in maniera diversa con Montalbano, anche se Montalbano è altra cosa, un tipo di racconto le cui ascendenze sono da ricercarsi nella drammatizzazione letteraria, qualcosa alla Simenon, per intenderci.

Invece “Gomorra” è proprio cinema per la tivvù. Io direi persino cinema seriale. Il meglio del meglio del meglio per quei cosi giganteschi che continuiamo a chiamare televisione ma che sono sostanzialmente altro, perché il plasma o l’alta definizione non è lo stesso oggetto con cui noi siamo cresciuti. A poi devo dire bellissima anche la musica, per una volta almeno, sono riuscita ad ascoltare il rap napoletano dandogli il senso che dovrebbe avere.

Per quanto riguarda le polemiche sono troppo stupide per dargli eco. Riguardano non l’orgoglio ma la pavidità a cui facevo riferimento nel mio post precedente. Vai a chiedere a uno di questi che si scandalizzano per l’immagine di Napoli di raccontare qualche storia di camorra, vedrai che si caga sotto. Un po’ come quando in Sicilia non esisteva la mafia. Merda, per quanto mi riguarda.

A me come scrittura poi “Gomorra”, almeno in queste due prime puntate, mi ha ricordato una delle più classiche e perfette narrazioni del cinema americano: l’ascesa di un boss, qualcosa che, nell’accezione più alta, non riguarda solo la malavita, ma il rapporto del singolo con il potere. Ecco se dovessi dire proprio a cosa ho pensato guardando Gomorra, vi direi “C’era una volta in America”.  Per quel che vale, poi, che io di queste cose ci capisco poco.

A proposito, grazie Roberto Saviano, penso di aver finalmente ritrovato lo scrittore  che mi piaceva a me.

 

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