A proposito di disabilità

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Tra i difetti peggiori della mia pur acuta ( a volte) intelligenza c’è un insano ottimismo. Pare quasi, non l’avevo mai considerato in questo modo, sia un’attitudine tipica di certi temperamenti meridionali, napoletani. E’ una sorta di faciloneria di impostazione borghese o benestante, fate voi, e si manifesta,  nello specifico,  in una fiducia ingiustificata nel prossimo o nel caso. E’ un lasciarsi vivere con la irrazionale credenza in una benevolenza del destino.

L’altro giorno mi è capitato di parlare con un’amica che è confinata in una casa di Ischia in cui sorveglia la madre malata. No, non saltate subito a conclusioni affrettate. Anche io di slancio ho pensato wow, se, assisti a tua madre ma intanto sai che bello startene nell’isola verde adesso, a fare i bagni e godere di quei profumi speciali senza l’afflizione del turismo napoletano. E invece no. Assistere una persona malata e soprattutto con una forma di demenza è una condizione di schiavitù. Qualcosa di molto simile a una schiavitù d’amore. Dopo poco che parlavo con lei mi è risalito l’amaro della mia stessa condizione familiare. Il senso di sacrificio con cui mia madre affronta gli ultimi anni della sua vita. Il condizionamento sempre più pesante a cui le condizioni di mio padre la costringono.

Dietro ogni malato cronico e demente non abbandonato c’è una storia di sacrificio. Una vita dedicata al prossimo. Un atto di amore. Di queste cose non si parla spesso. In questi giorni ho sperato che una clinica convenzionata si prendesse in carico per qualche giorno mio padre  per un ciclo fisioterapico. Mi sono mossa con quell’ottimismo di cui vi parlavo all’inizio del post. Ero felice all’idea di poter vedere Germana, mia madre, per qualche giorno libera dal fardello delle cure quotidiane. Per quanto sia ottimista le cose non so se andranno come penso. Gli ospedali vogliono persone che conservino ancora una loro autonomia, nel caso di una sindrome come quella di mio padre.

Chiedo scusa alla mia amica e anche a mia madre per quello che a volte non riesco nemmeno a considerare.

Qualcosa tipo cazzo, quanto è dura a volte la vita.

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