E’ la stampa, bellezza!

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bonilliHo scritto in passato di Stefano Bonilli, e anche del mio rapporto conflittuale con il Gambero Rosso. E adesso che non c’è più, la prospettiva di quello che è stato si stacca dalli’ngombrante creatura,  ed emerge in superficie il ritratto di un uomo eccezionale. Stefano Bonilli è un genio, dei miei preferiti,  un genio con una spiccata vocazione al piacere.

Un uomo che ha trasformato un sapore e sapere  quotidiano in una missione esistenziale, un sublime gioco dell’intelligenza critica e giornalistica. Ho amato lo spirito avventuriero di questo traditore della sinistra italiana, di questo esteta dell’alimentazione e della imprenditoria gastronomica italiana. Un giovane di età indefinibile a suo modo avido, curioso ma equilibrato.

Sapeva vivere e giocare Stefano. E sapeva come ottenere quello che voleva. Aveva conservato l’entusiasmo, credo l’abbia fatto fino a quanto si è spento. Ha creato una cattedrale editoriale, un modo nuovo di concepire il piacere della tavola, con istinto da viaggiatore riflessivo. Ha cambiato il nostro modo di concepire la ristorazione, anche se poi si è trovato egli stesso vittima di del suo business e di quella comunicazione deteriore che fa parte oggi del divismo degli chef, il linguaggio televisivo e del peggiore giornalismo di rotocalco del cibo.

E’ stato e forse resterà il migliore. Più cinico e schietto del compare slow.

Ti saluto da qui, Stefano. Sei stato uno degli incontri più interessanti della mia vita.

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