Baia e il tic morettiano

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Il problema vero è che se sei stata davvero morettiana, l’antipatico pensiero laterale ti resta dentro. Come un tarlo. Hai voglia di scalciare, attraversare quel superficiale snobismo di chi ha vissuto troppo poco e male per farsi un’idea complessiva sulla vita. 

Epperò quando ho pensato di andare a Baia Azzurra, Spinaceto era lì, cioè dentro di me continuavo a rivivere quello che è inutile che io stia a spiegare a voi lettori che morettiani lo siete forse più di me.

Poi arrivi lì e pensi sono scema. Baia Azzurra è bellissima, del resto i romani, che fessi non furono, adoravano il litorale domitio. Così, ecco,  però poi riaccendi la vespa e pensi di andar via. 

No, scherzo. In realtà sono rimasta. E’ successo che la mia famiglia si è presa cura di me. Mio cugino, affettuoso e generoso, poeta e donnaiolo, pediatra e padre padrone, ci ha ospitato e viziato. E io ne avevo bisogno. Era troppo tempo che scontavo il debito del concetto di famiglia, e avevo davvero bisogno che qualcuno mi ricordasse cosa significhi prendersi cura della propria gente, dei propri cromosomi. E la casa in riva al mare, la spiaggia incredibilmente deserta a ferragosto hanno fatto il resto. 

E’ stata una vacanza pigra, di quelle pigrizie che risvegliano i sensi di noi mediterranei, tutti.

Sono pronta per questo nuovo autunno.  

baia

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