Archivio mensile:agosto 2014

La sposa era bellissima

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mare

Resto in tema con la mia prossima avventura: Calitri. Ma non è per raccontarvi di questo che vi scrivo è che ieri ho pensato a quanto cambiano le cose, e chissà perché a me le cose sono sempre cambiate di più alla fine di ogni estate. Una su tutte: avevo quindici anni, circa, e rientravo dai miei soliti tre mesi di vacanze dal Cilento, da Scario. In quel tempo gli eccessi erano la regola. Credo che a Roma tornai con dieci chili in più e con i capelli quasi rasati. Si presenta, sotto casa, il mio fidanzatino romano di allora, con un amico (premessa: ovviamente avevo passato l’estate a fargli le corna) mi guarda e si gira verso l’amico dicendo cioè ,volevo dire Laura era davvero bellissima. 

Questo è quanto. Capita di vedersi rovesciare di senso, capita. Ancora oggi e una parte di me non si è ancora abituata, Oggi come allora. Anche se fa parte del gioco. Detto questo quest’estate mi andrà meglio. In realtà sono in attesa solamente del rientro di mia figlia. Gli altri concittadini, per quanto mi riguarda, potrebbero restare lì dove sono per il resto della loro vita. Amo la città d’agosto, ma questo lo sapete già. Speriamo solo che Sofia guardandomi non mi dica cose tipo Mamma, quanto sei invecchiata. 

Del resto è così: le mamme imbiancano, le figlie crescono.

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L’importante non è ciò che hanno fatto di noi, ma ciò che facciamo noi stessi di ciò che hanno fatto di noi

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vinicio

Sono riuscita a intervistare Peppe Servillo, un artista che ho sempre amato e sabato andrò a Calitri, un paese di cui già da qualche anno sento parlare, in cui Vinicio Capossela tiene un festival, Lo Sponz Fest, una festa come sposalizio che vuole nutrire e nutrirsi delle radici contadine della terra irpina.

La musica non è mai stata il mio specifico, ma sono dell’idea che oggi ogni cantante o autore musicale sia molto di più di un semplice frequentatore di un campo, un artista- se è un vero artista- è un portatore sano di sensibilità, un interprete e anche un profeta di un’idea sensibile e alternativa dell’esistenza. In fondo, in questi anni, ho avuto la fortuna di condividere diverse esperienze in questo campo e credo di poter esprimere anche direttamente le mie curiosità, o anche le mie riserve.

Condivido questa parte della mia vita creativa con la migliore amica, Lucilla, che da settembre farà partire il suo progetto, “Identità Insorgenti”, una testata giornalistica online che per lei è frutto di una scelta matura rispetto a tutto quello in cui ha creduto e vissuto in questi anni napoletani. Per quanto mi riguarda ho libertà assoluta di muovermi su idee, tematiche  e interessi.

E’ un modo di mettermi in gioco, allargare i miei orizzonti di senso e scrittura una volta ancora, un’esperienza che cammina insieme a questo blog (nome omen da La Sposa o lo Sponz Fest) e al progetto della mia SEO Imma, mine vaganti.

Ricomincio da tre, come qualcuno che conosciamo bene che l’importante non è ciò che hanno fatto di noi, ma ciò che facciamo noi stessi di ciò che hanno fatto di noi come disse Sartre.

Baia e il tic morettiano

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Il problema vero è che se sei stata davvero morettiana, l’antipatico pensiero laterale ti resta dentro. Come un tarlo. Hai voglia di scalciare, attraversare quel superficiale snobismo di chi ha vissuto troppo poco e male per farsi un’idea complessiva sulla vita. 

Epperò quando ho pensato di andare a Baia Azzurra, Spinaceto era lì, cioè dentro di me continuavo a rivivere quello che è inutile che io stia a spiegare a voi lettori che morettiani lo siete forse più di me.

Poi arrivi lì e pensi sono scema. Baia Azzurra è bellissima, del resto i romani, che fessi non furono, adoravano il litorale domitio. Così, ecco,  però poi riaccendi la vespa e pensi di andar via. 

No, scherzo. In realtà sono rimasta. E’ successo che la mia famiglia si è presa cura di me. Mio cugino, affettuoso e generoso, poeta e donnaiolo, pediatra e padre padrone, ci ha ospitato e viziato. E io ne avevo bisogno. Era troppo tempo che scontavo il debito del concetto di famiglia, e avevo davvero bisogno che qualcuno mi ricordasse cosa significhi prendersi cura della propria gente, dei propri cromosomi. E la casa in riva al mare, la spiaggia incredibilmente deserta a ferragosto hanno fatto il resto. 

E’ stata una vacanza pigra, di quelle pigrizie che risvegliano i sensi di noi mediterranei, tutti.

Sono pronta per questo nuovo autunno.  

baia