Archivio mensile:settembre 2014

Quello che capisco del mio amore

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Il filo si spezza se nel bel mezzo di una notte di passione mentre mi confessi che una donna ti è entrata nel cuore. Il filo si spezza sulle menzogne di una piantina di basilico che scopro ti ha regalato una comune amica venendo a vedere la tua nuova casa, senza che tu me l’abbia raccontato. Il filo si spezza quando mi dici che avevi chiesto alla tua ex di venire a vivere da te, dopo nemmeno un mese che vi conoscevate e noi ci frequentiamo da anni. Il filo si spezza sulle omissioni o sulle esibizioni. Il filo si spezza quando il bisogno di possesso supera di gran lunga la seduttività dei nostri incontri. Il filo si spezza anche sui giuramenti legalizzati quando provi a togliermi l’aria e quando sei davvero troppo presente. Il filo si spezza quando sei troppo lontano.
Insomma, maneggiare con cura, la tela di questa ragnetta è diventata contradditoriamente delicata.

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Hibiscus

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BeFunky_Chromatic_1.jpg L’ ibiscus è farmacologicamente antisettico, astringente, colagogo, emolliente, digestivo, diuretico, purgativo, refrigerante, resolvente, calmante, stomachico e tonico. Così, insomma, e sarà vero perché ancora non ho cambiato casa e già mi sento meglio. Che non si dice poi, per carità, che appena dici che stai bene, strump, la tegola dal tetto, il vicino di casa che ti avvelena il pozzo, la migliore amica che ti tradisce, l’uomo che vuoi che se ne scappa da un’altra, un figlio si ammala, tua madre esce fuori di testa, ti muore un genitore, perdi il lavoro. Tutto può succedere se ti concedi il lusso di sussurrare la parola felicità. Non lo farò di certo io. Poi adesso che mi sto facendo in quattro per questo ennesimo trasloco. Che mia madre si lamenta, si agita ma non fa mai una mazza. E che per quel che ne so, come sempre, se non avessi mia cugina Elinda sarei spacciata.

Chiedo solo un po’ di tempo per fermarmi quando tutto questo sarà finito. Per allontanarmi giusto il tempo di godere di quello che andato nella direzione auspicata. Altrimenti mi metterò a succhiare il netttare di questo fiore stupendo.

Lo Zio

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-Vattene da qui, non ti voglio

E’ in stato di semicoscienza Nicky, la settenne sdraiata accanto al letto di mia figlia, che è nera a metà e a metà albanese, Nicky lascia che sia il subconscio del dopo-anestia a urlare attraverso le sue labbra.

– Nicky ma che dici, lo Zio si offende.

Lo Zio, un vecchio arcigno che presidia la stanza da quando siamo entrate, seduto sulla poltrona, zitto, sempre muto. Lo Zio che ha visto signora quanto è caro mio zio, che belle tovagliette per il bagno ci ha comprato per questi giorni in ospedale. Lo Zio, le commara chiama così il suo protettore con i figli, Zio, chissà perché. Basterebbe anche solo il nome di battesimo e la bugia si trasformerebbe semplicemente in riservatezza. Nicky non lo vuole questo Zio però, e io la guardo di nascosto con la scabrosa paura che ci accompagna sempre, quando entriamo in questi odori di silenzi e orchità. Zio è molto più vecchio di te, ma anche di mamma, che mamma continua a dire che da quando tuo padre l’ha lasciata è solo lei che pensa a te, ma tu non parli, non replichi anche se hai capito che non è così. Zio te ne devi andare, vorrebbe urlare anche la mia voce soffocata di bambina, tu qui non c’entri niente e forse neanche in quella casetta nel buco del culo di Giugliano.

Vattene Zio, andatevene tutti bestie affamate della fragilità delle donne.