Lo Zio

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-Vattene da qui, non ti voglio

E’ in stato di semicoscienza Nicky, la settenne sdraiata accanto al letto di mia figlia, che è nera a metà e a metà albanese, Nicky lascia che sia il subconscio del dopo-anestia a urlare attraverso le sue labbra.

– Nicky ma che dici, lo Zio si offende.

Lo Zio, un vecchio arcigno che presidia la stanza da quando siamo entrate, seduto sulla poltrona, zitto, sempre muto. Lo Zio che ha visto signora quanto è caro mio zio, che belle tovagliette per il bagno ci ha comprato per questi giorni in ospedale. Lo Zio, le commara chiama così il suo protettore con i figli, Zio, chissà perché. Basterebbe anche solo il nome di battesimo e la bugia si trasformerebbe semplicemente in riservatezza. Nicky non lo vuole questo Zio però, e io la guardo di nascosto con la scabrosa paura che ci accompagna sempre, quando entriamo in questi odori di silenzi e orchità. Zio è molto più vecchio di te, ma anche di mamma, che mamma continua a dire che da quando tuo padre l’ha lasciata è solo lei che pensa a te, ma tu non parli, non replichi anche se hai capito che non è così. Zio te ne devi andare, vorrebbe urlare anche la mia voce soffocata di bambina, tu qui non c’entri niente e forse neanche in quella casetta nel buco del culo di Giugliano.

Vattene Zio, andatevene tutti bestie affamate della fragilità delle donne.

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