E voi dove le volete le vostre puttane?

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“Anche la morale è questione di tempo, vedrai, te ne accorgerai”

Gabo

Spagnoleggiavano, le puttane napoletane, nel Cinquecento,  intorno alla strada del Cerriglio, con un crespo sulle spalle (scialle di seta giallina o bianca), un mazzetto di ruta nei capelli, le rosette alle orecchie, gli zoccoletti, una villanella sulle labbra e le mani in cintola. Ferme, tutte, all’angolo delle strade, allo sbocco di un vico. Così almeno le racconta Salvatore Di Giacomo che è stato sicurmente anche un dei nostri più attenti narratoratori dell’antropologia sociale della città.

Le puttane di Napoli, meno pregiate delle veneziane, certo, ma con quel jenesaispasqoui che seduceva i viaggiatori e in naviganti che arrivavano al porto, centro dei commerci della città antica. Che a voler essere laici si potrebbe dire che la sirena, in senso simbolico, altro non è che la puttana napoletana che canticchia la sua villanella e attraversa la storia della città fino ad arrivare alle storie della guerra, ai racconti quasi ancora contemporanei di Enzo Moscato.

Arriva, come venticello romano primaverile, il desiderio di “canalizzare” la prostituzione, quella prostituzione che nonostante la Legge Merlin ha continuato negli anni, con lo sguardo abbassato della nostra ipocrisia,  a tessere il destino di vite, denari, compromessi e scandalosi commerci di migranti, in un quartiere. Secondo il Mattino, che qualche giorno fa, ha pubblicato un reportage sulle strade del sesso, Forcella sarebbe il quartiere dove più di tutti si consuma il commercio di corpi femminili. E allora vi chiedo, secondo voi, dove dovrebbero esercitare le puttane a Napoli? Dove ne ascolterete, legati al palo della vostra paura, il canto?

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  1. Sinceramente,capisco che possano esserci esigenze di salute e di sicurezza di chi esercita,ma canalizzare in un luogo questo fenomeno che non mi appartiene(ben lungi da me considerazioni di carattere morale) è molto triste…

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