Sanremo e la tentazione del 2%

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Cosa vogliamo in fondo? Lo racconta perfettamente Maccio Capotonda nel suo lungometraggio. Quello che desideriamo intimamente è ridiventare italiani medi. Vogliamo che ci sia concessa la possibilità di tornare a utilizzare solo il 2% della materia cerebrale. Vogliamo di nuovo la democrazia crisitiana. Vogliamo smettere di soffrire, vogliamo le risate “grasse” dei comici scadenti, vogliamo diventare di nuovo “italiani medi”, perché siamo spaventati, perché la crisi economica ci ha imposto di fare qualche sforzo, di diventare migliori.

Sanremo per noi quarantenni, almeno, è il ricordo di anni facili, quelli dell’indebitamento spinto dello Stato. Anni in cui molti avevano accarezzato quel benessere non solo catodico, quello che faceva dell’Italia la terra promessa di migranti, popoli dell’Est, albanesi e jugoslavi. Il Festival era in Eurovisione e la parte europea che più ci invidiava era appunto la parte più povera, quella che mentre ascoltava le nostre canzonette pensava al glamour un po’ kitsch dell’ italietta craxiana. Il 2% della nostra materia grigia è Carlo Conti. E’ il malinconico presente di Malika Ayane. Che almeno si spera facciano vincere, per dare almeno un minimo di credibilità a questo festivallo così mediocre.

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