Artefici di un progetto culturale

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Per cui, a volte, mi metto nei vostri panni, insomma, cerco di farmi delle domande al posto vostro, domande che son certa vi state facendo nel momento stesso in cui sto scrivendo questo post. Perché dovrei dare dei soldi a Laura per il suo documentario sulla Ferrante? Che senso ha? La prima risposta è la più banale, dovreste finanziare #Searchingelena perché altrimenti questo progetto non si farà. Poi ce ne sono altre, più complesse, che riguardano la fattibilità di un progetto culturale in un Paese sempre più spaventato dalla povertà, che  è una povertà prima di tutto di contenuti, di esperienze, di curiosità. Esiste un caso letterario che potrebbe essere uno stimolo per un’immagine vincente della nostra storia e tradizione letteraria: la conquista dell’America da parte di una scrittrice sconosciuta o segreta, da parte, per meglio dire di uno pseudonimo di scrittrice. L’indagine su Elena aveva come grande ambizione quella di attraversare l’oceano e arrivare negli States, certo a cercare la Ferrante ma anche a raccontarvi cosa rappresenti questa letteratura per gli americani, come una storia di emancipazione e di crisi sociale e culturale femminile e femmista possa innestarsi in un contesto e in una tradizione diversa da quella nostra, un contesto in cui le donne hanno saputo imporsi meglio e con risultati migliori di quelli raggiunti qui in Italia, qui a Napoli. Questo anche vuole essere #Searchingelena un on the road sulle tracce dei problemi legati alla nostra identità, ai problemi, allo stallo di transitività legata alle classi sociali, all’ impossibilità di un’autonomia femminile  in un contesto che ancora ci vede soprattutto come madri, mogli e tutt’al più amanti. Un discorso aperto con le donne o la donna (io) che si improvvisano dectective di Elena. Su Napoli non dirò nulla. Forse ne ho parlato sin troppo, ma Napoli, almeno la mia Napoli, è come per la Ferrante ombelico di tutte le problematiche, contraddizioni di questo tempo. Torno a voi. Sostenere il mio docufilm significa diventare protagonisti di un progetto culturale. Non è poco, in questo periodo direi è certamente un’azione anticonformista, credetemi. A presto.

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