Di leggerezza e primavera

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collage 2A voi il cinismo, la triste regola dell’intelligenza critica, la paranoia sempre armata di sarcasmo, il verso al prossimo. Ho una primaverile voglia di leggerezza. Delle efelidi e del viso che si accende di rosa e di pesca di mia figlia Sofia, in primavera. Del formaggio di capra in un negozio che è una scoperta. Di profumo di lavanda. Della rotonda perfezione delle cilegie adattate a orecchini. Di ombra e di bianco di certe case del Sud. Di limoneti, di pergolati e di glicine. Di lino bianco per lenzuola, di cene sulla spiaggia, di fiori. Ecco di fiori. Ieri passavo davanti a un famoso fioraio e mi sono fermata a leggere alcune combinazioni di addobbi: 700 euro per organizzare un party o un matrimonio (religioso, quello civile è tristemente scontato, te la cavi anche solo con 100 euro). Questi fiorai sono geniali, architetti d’esterno o d’interno, ormai, trattano la delicata materia dell’immaginario della bellezza, con risultati economici che nessun pennivendolo, pur di talento, riuscirebbe a raggiungere nemmeno con le più copiose pubblicazioni. La bellezza che si compra, come la casa che ho fittato a luglio a Procida. La bellezza immarcescibile di alcuni uomini che conosco, la bellezza del garbo e di certa antica signorilità. La bellezza di certe generosità. Nulla di più o nulla di meno. Come un soffio. Che nulla ci appartiene. Mai, in fondo. Che la bellezza sia una forma di ribellione alla realtà, alla verità del nostro nichilismo.

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