Schianto

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11425848_10207044680539521_172424751457635199_nE t’amo, t’amo, t’amo ed è continuo schianto

G. Ungaretti

Così, solo che stanotte cercavo di ricordarmi perché questa poesia di Ungaretti mi avesse suscitato queste emozioni così intense. E mi è tornata in mente una piscina noiosa, il prato inglese, una villa affittata proprio vicino Roma, per le vacanze estive. Io e Sofia piccolissima, le visite delle amiche e quel telefono che ogni tanto squillava. Era lui negli Stati Uniti, dai vieni, raggiungimi, ti prendo il biglietto. Dove vado? Dove cazzo vado, così, con Sofia qui da sola? E allora la rincorsa appena venni a sapere che tornava, sotto casa sua. A far squillare il telefono e poi il citofono. E poi lui che si affaccia alla finestra alta della casa mansardata. Chi cazzo è?

Ah Laura, sei tu, aspetta. Aspetto che mi apra. Ho già paura, è nervoso. E invece dopo nemmeno un minuto si affaccia di nuovo con una ragazza che mi guarda dall’alto. Sono in basso, io, molto in basso. Ma anche se sono a terra sento perfettamente lo schianto, il mio schianto.

Sì, così, d’improvviso, mi sono ricordata di quella e di ogni volta che ho amato ed è stato uno schianto.

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