Archivio mensile:luglio 2015

Mamma, ti fai il bagno?

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-Mamma, vieni, facciamo il bagno di sera?

Comunque fino a qualche anno fa avresti detto di sì. Anzi, ti saresti buttata per prima, dice un mio amico guardando fisso il mare, davanti al ristorante della Chiaiolella.

Il problema è che ho mangiato troppo. O sono stanca. Il problema è che non mi va. Ma guardo Sofia, mia figlia, e penso se avessi avuto Sofia a 20 anni oggi ne avrebbe 23. Avrebbe una vita sua. Una vita complicata come tutti i ragazzi in questi anni. E io come mamma giovane sarei stata in grado di guidarla nella maniera giusta?

Mi viene in mente quella tipa che mi fece guardare la foto della figlia che si stava prendendo una specie di laurea tecnica in grafica a Londra. Aveva elaborato un suo progetto di libro aperto, cartaceo, una cosa innovativa con un oggetto feticcio, ormai vintage. La mamma era entuasiasta. Eravamo a Procida mentre la figlia stava ricevendo l’attestato. Lei era lì con il suo compagno. Ho provato grande ammirazione per quella donna che aveva la sua vita, che aveva cresciuto una figlia indipendente che era a Londra e si stata diplomando, mantenendosi da sola. Assafà, una mamma antichioccia.

E io come sarò? Come sono? Sono una mamma che con la pancia piena si scoccia di fare il bagno. Una che fa quello che sente. Tanto per cominciare.

-Tesoro, fattelo tu il bagno. Resto sulla spiaggia. Ti aspetto, se vuoi.

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Dei sensi e dei desideri

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Ho smesso di desiderare il desiderio, quello sessuale. E’ grave?

Dice la mia cuginetta psic che è normalissimo. Che una sorta di nuova ebollizione dei sensi ci sarà quando mia figlia diventerà adolescente, come una forma di inconsapevole competizione. Lo diceva anche un mio amante, che citava sempre i versi di una vecchia canzone napoletana che ora non ricordo.

E’ semplicemente che ho perso quel senso di temerarietà, quel bisogno di avventura, di scoperta, di trasgressione che appartiene alla giovinezza. Forse anche il segno dei tempi, un tempo meschino, ordinario, conservatore. L’altro giorno ho visto un film, “Violette”, la storia di una scrittrice francese ai tempi dell’esistenzialismo, e ho riflettuto su quanto inutile sforzo passionale, intellettuale, umano ci sia stato in quei tempi da parte di alcune per emancipare la donna da quell’incavo storico della dipendenza dalle regole, quella che appunto Simone de Beauvoir racconta   “Secondo sesso”. Quanta fatica sprecata.

Credo ancora all’amore ma nel senso di una complicità superiore che, vorrei dirlo qui, appartiene più al mondo omosessuale che a quello etero. Una cosa che sottende la libertà. Una cosa che non sono riuscita a stabilire mai con nessun uomo. Una cosa che travalichi anche il sesso.

Comunque sarà anche maturità che è tempo della memoria e dei ricordi. Come farei a tornare a emozionarmi come l’estate dei miei 18 anni? Quella in cui in una stessa notte distrussi una macchina, andai a una festa e mi allontanai con uno splendido ragazzo fiorentino con cui pasai una delle albe più belle della mia vita?

Quello era puro desiderio di vita. Fame, sete, gioia.

Off topic: ho deciso di imparare la danza indiana

Letture

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Si legge per tante ragioni e se ti capita di farlo rabdomanticamente, in estate, scopri che il caldo torrido in Italia, d’estate, non è un’invenzione del riscaldamento globale, ma fa parte dei corsi e ricorsi della storia. Il caldo di questo mese somiglia, ad esempio, al caldo asfissiante di Firenze del dopoguerra, come racconta la Duras nel “Marin de Gibaltair”, che ho letto in questi giorni. Val bene sottolineare che la Duras scrive talmente bene che è stato più semplice ricominciare a leggere in francese che provare a seguire le storie deii nostri ardui scrittori italiani.

Si legge, dicevo, d’estate per tante ragioni. Una  delle quali è la fame di storie con cui cerchiamo di riempire il vuoto del nostro tempo libero, la noia dei nostri affetti, delle nostre famiglie o delle nostre solitudini (che a volte è lo stesso). Le storie che arrivano poi anche quando meno te l’aspetti, nella vita reale, durante le vacanze.

A me, ad esempio, è capitata un’anziana graziella procidana, un cadavere nel mare della Corricella. Uccisa dal figlio a seguito di un litigio. Il corpo di quella donna mi ha perseguitato tutta l’estate. Neanche il conforto di un giallo irrisolto. Una fine disumana per una donna di una solitudine poco ordiaria. Il suo cadavere mentre andavo a fare la mia nuotata di prima mattina. Il ricordo del giorno prima mentre la guardavo innaffiare le sue piantine sul muretto della sua casetta del porticciolo.

Ho conosciuto una scenografa romana a Procida. Un’amica di Camilleri. Mi ha raccontato delle sere trascorse a mangiare pasta con le sarde e ad ascoltare storie siciliane, quelle confluite poi nei libri,  nel giardino dell’inventore di Montalbano.  Immagino l’incanto.

Il male ha una sua intrinseca banalità: la fame o l’amore dice spesso il giallista napoletano De Giovanni. La fame, l’amore e il bisogno di storie rende invece prezioso il nostro tempo d’estate