Letture

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Si legge per tante ragioni e se ti capita di farlo rabdomanticamente, in estate, scopri che il caldo torrido in Italia, d’estate, non è un’invenzione del riscaldamento globale, ma fa parte dei corsi e ricorsi della storia. Il caldo di questo mese somiglia, ad esempio, al caldo asfissiante di Firenze del dopoguerra, come racconta la Duras nel “Marin de Gibaltair”, che ho letto in questi giorni. Val bene sottolineare che la Duras scrive talmente bene che è stato più semplice ricominciare a leggere in francese che provare a seguire le storie deii nostri ardui scrittori italiani.

Si legge, dicevo, d’estate per tante ragioni. Una  delle quali è la fame di storie con cui cerchiamo di riempire il vuoto del nostro tempo libero, la noia dei nostri affetti, delle nostre famiglie o delle nostre solitudini (che a volte è lo stesso). Le storie che arrivano poi anche quando meno te l’aspetti, nella vita reale, durante le vacanze.

A me, ad esempio, è capitata un’anziana graziella procidana, un cadavere nel mare della Corricella. Uccisa dal figlio a seguito di un litigio. Il corpo di quella donna mi ha perseguitato tutta l’estate. Neanche il conforto di un giallo irrisolto. Una fine disumana per una donna di una solitudine poco ordiaria. Il suo cadavere mentre andavo a fare la mia nuotata di prima mattina. Il ricordo del giorno prima mentre la guardavo innaffiare le sue piantine sul muretto della sua casetta del porticciolo.

Ho conosciuto una scenografa romana a Procida. Un’amica di Camilleri. Mi ha raccontato delle sere trascorse a mangiare pasta con le sarde e ad ascoltare storie siciliane, quelle confluite poi nei libri,  nel giardino dell’inventore di Montalbano.  Immagino l’incanto.

Il male ha una sua intrinseca banalità: la fame o l’amore dice spesso il giallista napoletano De Giovanni. La fame, l’amore e il bisogno di storie rende invece prezioso il nostro tempo d’estate

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Una risposta »

  1. Bentornata.
    Buffo, pensavo la stessa cosa.
    Il bisogno di storie rende prezioso il tuo di ritorno.
    easy

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