Archivio mensile:settembre 2015

No panic

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Tutto pronto, quasi.

Indizzi, giochi, tesoro.

Ora mi prende il panico.

Forse dovevo scegliere il personaggio della tristezza di Inside Out (il primo film per bambini di cui condivido il punto di vista. Non succedeva dai tempi di Tim Burton e qualche produzione francese) come sottofondo grafico della festa, così, per muovere tutti a tenerezza. Ma non potevo perché Sofia quel film ancora non l’ha visto e a cinema andrà con la classe. Comunque, per dire, a me prende sempre il panico che poi alla fine non venga nessuno. Odio le feste, quelle di mia figlia ancora di più perché non sopporterei si trovasse sola con la torta e i genitori. Incubo. E devo pure non darlo a vedere.

Insomma,  penso che l’idea non sia sbagliata, adoro la caccia al tesoro, mi piace talmente che quando la facevo gli altri anni le mie amiche mi prendevano in giro dicendomi che la organizzavo per me, in realtà non è vero. Il tempo è galantuomo, almeno lui, e Sofia quest’anno ha espressamente chiesto una supercaccialtesoro.

Mi raccomando. Venite a giocare.

Buon finesettimana a tutti

Note a margine sui casi di classi o scuole “ghetto”

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All’inizio non capii. Tipo che un mio conoscente mi disse, il primo anno che avevo trasferito mia figlia alla scuola elementare De Amicis di Napoli,  hai già pensato a dove iscriverla alle medie? Mi raccomando falla andare alla Carlo Poerio. Lì per lì mi sembrava strano trattare questo tema, anche perché mia figlia ha iniziato a frequentare la scuola pubblica qui a Napoli solo a partire dalla seconda elementare. Mi chiedevo ma perché mi dovrei preoccupare delle medie?

In realtà a Napoli di certe cose si parla in codice. Il codice di “appartenenza” riguarda tante cose in questa città, il quartiere, il modo di vivere, la politica, la scuola e persino il modo di vestire. Avrei scelto comunque probabilmente la Poerio perché ha delle strutture sportive e perché è più vicino casa ma “il caso Tito Livio” ha acceso i riflettori su un problema che riguarda tutta la scuola dell’obbligo in Italia e in modo incidentalmente napoletano la scuola media Tito Livio.

Questa scuola media si considera da sempre “palestra” di studio e di relazioni per la futura classe dirigente napoletana. E’ una scuola tradizionalmente molto rigida e si ammanta di una sorta di “esclusivtà” da scuola privata. Nell’organizzazione complessiva delle assegnazioni degli alunni per classe, e queste sono cose che mi hanno sempre riferito nei tempi in cui frequentavo famiglie di insegnanti, ci sono delle classi considerate di serie A e altre di serie B, ossia gli alunni figli delle famiglie più in vista e facoltose della città sono scelti per quelle che vengono considerate le classi migliori. Sembra paradossale ma se non fosse successo quello che è diventato cronaca cittadina avrei detto che i veri ghetti della Tito Livio fossero proprio quelle classi A ,perché come è pssibile pensare ancora oggi che la formazione possa prescindere dalla differenza, dalla comprensione della diversità sia essa economica, sociale, religiosa o etnica o ancora attinente alla disabilità di alcuni bambini o ragazzi?

Succede. Occorre riflettere. Al netto della mia indignazione credo che il problema sia di carattere generale. Non basta dire noi siamo diversi e voi siete una merda. Bisogna lavorare su una cultura di integrazione, bisogna aprire la scuola alla mediazione culturale, alla letteratura, alle lingue straniere e alle filosofie comparate. Non è una difesa; è una risorsa per i nostri figli.

Odio Roma

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Per cui dietro l’angolo di settembre c’è Roma. Qualche giorno per spicciare delle commissioni. Quando mi capita così mi metto sempre paura. Come se Roma mi aspettasse con le grandi fauci della crisi. Come se mi dicesse se se, a bella, tanto ai voia de farti bagni, qui prima o poi devi da tornà. Perché che io ci abbia messo del mio per ingentilirla quella città, anni e anni di pellegrinaggi culturali, Roma resta una volgarissima e rozza figura, sboccata e negli ultimi anni anche fastidiosamente pneumatica. Pmeumatica come le facce delle donne rifatte, i muscoli gonfiati dei palestrati, le macchine da cui non puoi prescindere.

Vivere con poco non mi fa paura quanto dover tornare a vivere meglio a Roma.

Respiro lungo. Apnea. Roma puzza.