Archivio mensile:ottobre 2015

Culimonio, matrimonio e tatuaggio

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Il matrimonio gay è diventato un gioco inedito rispetto alle dinamiche sui diritti civili che si sono visti qui in Italia, nel passato.Devo essere diventata come la Rossanda, una ragazza del secolo passato, perché mi chiedo come mai non ritorniamo alla pratica referendaria, come già è stato per il divorzio e per l’aborto e lasciamo la questione a protagonismi dilettantistici di una politica che non studia la legge e finisce a fare figure di merda con il consiglio di stato. L’opinione personale è complessa sul tema, ma quello che conta è come vogliono vivere i cittadini italiani.

Detto questo stamattina sorridevo alle parole di Vittorio Sgarbi, che anche il Nostro partecipa, a quanto pare, al tic intellettuale di citare Pasolini a cazzo di cane. Un giorno si sentirà dire che Pasolini è gostwriter della celebre “son tutte belle le mamme del mondo”. Resta il dubbio sull’omosessualità femminile, se il matrimonio gay è un culimonio quello delle lesbiche come potrà definirsi?

O poi al netto del mio quasi divorzio mi chiedo ancora come sia possibile difendere questo istituto così insostenibile per questo tempo in cui i connotati sociali vanno in direzione diametralmente opposta alla monogamia prolungata. Il matrimonio mi sembra sempre più come quei tatuaggi che ormai le persone fanno serialmente, senza neanche attribuirgli un senso compiuto, talvolta storpiando persino i concetti o le parole. Il matrimonio è indissolubile o non è. E’ come quel fiorellino con le iniziali di quel cretino che vorresti cancellare e il cui segno o cicatrice rimarrà per sempre. Quando resiste al tempo è puro esercizio di senilità anticipata.

Pensateci bene.

Nota a margine sul mio quasi compleanno

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Invecchiamo quando iniziamo a temere di guardarci o di farci guardare

Invecchiamo quando il giudizio degli altri comincia a pesare più della nostra vita smemorata

Invecchiamo quando non crediamo più alla nostra capacità di comprensione

Invecchiamo quando atrofizziamo il pensiero laterale

Invecchiamo quando gli altri ci vedono come non ci sentiamo,  e in quei momenti invecchiamo con più rabbia in corpo

Invecchiamo quando ricordiamo l’età che abbiamo

Invecchiamo quando abbiamo paura di sbagliare

Invecchiamo quando non ci sentiamo amati e forse anche quando non sappiamo più amare

Il blog non caga

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Però se un blog lo hai non è che puoi trascurarlo troppo. E’ vero il blog non caga in casa, come il cane, ma questo non vuol dire che non soffra a sentirsi abbandonato. E’ solo che ho un sacco di idee. molte ancora in sospeso e vorrei arrivare a qualcosa che se non  a una fine somigli almeno a un risultato raggiunto. In questi giorni è come mi sentissi in un teatrino di pupi, le marionette intorno mi guardano e quasi minacciano di buttarsi stecchite sul palco se non mi decido a dargli una storia.

Ho delle storie, certo, alcune ben legate al filo dell’amore, altre alla musica, all’arte e al cibo. L’altro giorno guardavo un film in cui uno dei protagonisti diceva, citando un poeta, sarai arrivato alla fine del viaggio solo quando avrai perso tutto. Forse funziona così anche con le idee, i progetti, ce ne liberiamo solo quando sono compiuti. Fino a quando restano sospesi sono come spettri.

Per il mio blog ho chiesto aiuto a mia nipote. Se gli va farò il desk. E’ iscritta al primo anno dell’Orientale come quei migranti a cui sono state offerte le borse di studio. Mi piacerebbe raccontasse di quei ragazzi e di lei, quasi in parallelo, mi sembra un’idea carina. L’integrazione è questo, almeno per me, è pensare che una persona che viene da un altro paese segua la tua strada, faccia cose simili alle tue, per capire cosa vi distingue o cosa vi unisce, quali difficoltà affronterai tu e quali lui o lei, da pari.

Sul privato sorvolo. E’ talmente privato che  volte non mi ricordo nemmeno di averlo.

A prestissimo.

Saluti