Archivio mensile:marzo 2016

Scripta manent (note a margine sulla surrogacy)

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Facciamo che togliamo subito dall’imbarazzo Michela Murgia, per cui non diremo maternità surrogata/gravidanza surrogata, ma useremo il termine inglese, surrogacy, così da rendere il terreno neutro, così da spostare immediatamente l’azione dal soggetto, oggettivando una pratica che, di fatto, appare come una complicata combinazione di soggetti: una coppia, una donatrice di ovulo fecondato, una donna utero.

Ecco la surrogacy è esattamente questo, un famolo strano, una specie di orgia senza sesso e dunque desiderio in cui il pene di uno dei soggetti della coppia non entra in nessuna delle vagine del gruppo e tuttavia ne esce fuori un figlio.

Diciamo ancora che questa pratica è una sofisticazione della eterologa, che prevede invece semplicemente una triangolazione, ossia un donatore anonimo e una coppia o un incontro al buio a due. Anche in questo caso niente sesso, siamo inglesi. L’eterologa è quella cosa che ha permesso a coppie sterili (non fertili) di poter aspirare alla genitorialità o alle zitelle di diventare mamme senza scopare. A questo proposito volevo solo sottolineare che in Italia la legge è stata per anni una follia. La fecondazione eterologa è stata comunque  praticata in altri paesi europei, in particolare la Spagna, che si è specializzata in questo genere di interventi. In questi ultimi tempi la fecondazione eterologa continua a essere una pratica a uso esclusivo di coppie benestanti, coppie eterosessuali, single e coppie lesbiche. Sul punto Loredana Lipperini, illuminata intellettuale di sinistra, scrive in un recente post sulla questione dell’accessibilità: sticazzi, se siete poveri sono cazzi vostri. Per quanto mi riguarda la questione della eterologa andava normata in modo che tutti ne potessero usufruire. Il discrimine non doveva essere il denaro ma il tipo di sterilità: se il corpo della donna si rifiuta di generare un figlio per ragioni psicologiche, quella donna non dovrebbe poter usufruire della eterologa, se l’impedimento è solamente di natura fisiologica, dovuta ad esempio a malformazioni congenite, non dovrebbe pagarla quanto di fatto costa.

Andiamo avanti. Sulla pratica della surrogacy sono ormai un paio di anni che alcuni si interrogano, si informano, si scandalizzano. Esiste un mercato legale e illegale di uteri che vengono venduti, anzi meglio fittati (che nessuno compra più niente nelle economie di liberismo avanzato) per fare spazio ai desideri delle coppie, di single o di gay che non hanno la possibilità di generare figli. Impedimento naturale, si direbbe. I desideri non sono diritti, altimenti io adesso avrei un uomo fichissimo a aspettarmi davanti casa.  Qualcuno ritiene scandaloso lo scandalo, condendo il discorso con un fastidiosissimo benaltrismo di natura assolutamente sticazzista. Ho letto cose tipo perché non vi occupate dello sfruttamento del lavoro, della prostituzione, dei bambini abbandonati, delle guerre, della fame del mondo, dei migranti. Insomma, di qualsiasi cosa abbasta che sia sufficientemente grande da impedirvi di ragionare sulla questione a annichilirvi sulle dinamiche della storia.

Mi spiace ma non lo faremo. Non lo farò. Sul mio corpo è scritta la mia storia, su quello di mia figlia, molto più bello,  ci sono una serie di pagine tutte da riempire. Pagine che vorrei fossero libere dai vostri mercati, vicino ai suoi sogni e ai suoi desideri. Il corpo delle donne è quella cosa per niente sacra ma inviolabile al mercato, perché il corpo delle donne è un corpo pensante, desiderante, emozionale. Un corpo non contiene per nove mesi una cosa per poi espellerla, senza che questa non lasci traccia, un corpo di una madre ama (anche quando è in conflitto con la coscienza, con la vita) e deve sentirsi libero da qualsiasi forma di compravendita.

Il resto è dolore. Il dolore è una possibilità che la civiltà dovrebbe contribuire a allontanare, mai una necessità per rendere possibile vivere.

 

 

 

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